Finanza
Il Comune toglie le cave a 27 ditte che non pagano
Avviata la procedura contro chi non ha pagato il canone di concessione Per le cause di arbitrato la giunta ha ingaggiato un docente di diritto minerario
CARRARA. Con due delibere, pubblicate ieri sull’albo pretorio, la giunta comunale ha preso importanti decisioni in merito al «pagamento degli oneri che gravano sulla attività di escavazione nelle cave».
Con il primo di questi atti l’amministrazione ha infatti deliberato di procedere alla contestazione dell’addebito nei confronti di 27 ditte operanti in 11 cave, che risultano insolventi «nel pagamento del canone di concessione per più di un annualità». A certificare la morosità di questi soggetti è stata una relazione del dirigente al marmo Marco Tonelli, a cui la giunta affida l’incarico «di iniziare i procedimenti per la pronuncia della decadenza della concessione nei confronti dei concessionari inadempienti delle cave», puntualmente elencati in un allegato che fa parte integrante della delibera. La giunta stabilisce poi che Tonelli, contestualmente a questo provvedimento, «avvierà anche il procedimento per la sospensione dell’attività di escavazione» nei confronti di questi soggetti. C’è però da notare che lo stesso Tonelli, poco più di 10 giorni dopo l’approvazione di questa delibera, ha concesso la proroga, sino al 31 gennaio 2016, dell’autorizzazione all’attività estrattiva alla ditta “Escavazione Marmi Lochi Srl”, che coltiva la cava Trugiano-Olmo e figura nell’elenco dei concessionari “morosi”. A sancire questo rinnovo è la determina n. 150 del 9 luglio scorso, firmata da Tonelli e da Vittorio Lazzareschi, rappresentante legale della ditta in questione. A chiarire l’apparente “contraddizione” è lo stesso Tonelli.
«Quando una società richiede il rinnovo dell’autorizzazione a coltivare una cava -spiega il dirigente al marmo- il Comune la concede, perché è nell’interesse dell’ente che gli agri marmiferi continuino ad essere lavorati. Se però la ditta escavante è morosa, la caducazione della cava avverrà ugualmente». A stabilire i casi in cui il Comune deve dichiarare la decadenza della concessione è l’articolo 11 del vigente Regolamento degli agri marmiferi. Oltre che per «il mancato pagamento del canone per un’annualità», la dichiarazione di decadenza è prevista in caso di «cessione, non autorizzata, della concessione» e per inattività della cava, cioè quando essa «non sia stata lavorata con più operai per almeno otto mesi continui nel biennio». Comportano dichiarazione di decadenza anche «aver affittato la cava o parte di essa», l’aver commesso un «grave inadempimento agli obblighi derivanti dalla concessione», oltre che «gravi inadempienze previste dalle leggi in materia della Regione Toscana».
La dichiarazione di decadenza deve essere preceduta dalla contestazione dell’addebito da parte della giunta comunale, da attuare entro tre mesi dalla notizia dell’inadempimento, con assegnazione al concessionario di un termine non inferiore a 30 giorni per le proprie controdeduzioni. In seguito, la giunta formula una propria proposta al consiglio comunale, che assume la decisione definitiva con delibera, da notificare al concessionario, il quale avrà poi un tempo non inferiore a 60 giorni per adempiere a quanto previsto dalla normativa. Se la decadenza è dovuta a gravi inadempienze, la giunta, in luogo della dichiarazione di decadenza, può proporre il pagamento di una penale compresa tra 40mila e 400mila euro. Oltre che i provvedimenti nei confronti degli imprenditori “morosi”, il Comune, con una successiva delibera di giunta, ha anche deciso di designare un proprio perito negli arbitrati richiesti dai concessionari che non hanno accettato il canone previsto per il biennio 2014-2015. Si tratta dell’avvocato Andrea Cardone, docente all’Università di Firenze e grande esperto in diritto minerario. Le ditte che hanno richiesto l’arbitrato sono 15, molte delle quali figurano anche tra le 24 che hanno presentato ricorso al Tar o ad altre sedi giurisdizionali contro le tariffe calcolate dagli uffici comunali.
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