Il dolore
«Cermec, le tariffe sono maggiorate»
I grillini chiedono spiegazioni sul milione in più che Massa paga all’anno rispetto ad altri clienti: ma c’è il buco da ripianare
MASSA. Un milione di euro. È la cifra che il Comune di Massa paga in più rispetto agli altri enti pubblici e privati per il conferimento dei rifiuti e del verde al Cermec. Il tutto per un debito causato da terzi da risanare. A risollevare il caso delle tariffe applicate dall'azienda ai due Comuni soci – Massa e Carrara - è il Movimento cinque stelle che ha messo la lente di ingrandimento sul mondo dei rifiuti apuani, racchiudendo le sue preoccupazioni in una interrogazione che porta la firma dei suoi tre consiglieri massesi: Riccardo Ricciardi, Luana Mencarelli e Matteo Paci.
Il punto è chiaro e inoppugnabile: i due Comuni soci pagano tariffe molto maggiori rispetto ai non soci e ai privati, tanto che i pentastellati ipotizzano il danno erariale. Per la precisione: Massa e Carrara pagano 160 euro a tonnellata per lo smaltimento del rifiuto indifferenziato, contro i 145 degli enti non soci come il Comune di Montignoso e i 150 degli enti pubblici fuori dalla Ato, come la Acam di La Spezia. Stesso discorso per il conferimento del verde: i privati pagano 40 euro, gli enti pubblici non soci 60, mentre i soci – Massa e Carrara – ben 85 euro. Facendo un calcolo, il movimento ha calcolato che il Comune di Massa paga un milione di euro in più «rispetto al possibile».
La produzione annua di rifiuto indifferenziato nel territorio massese si attesta infatti intorno alle 40 mila tonnellate mentre quella di verde a circa 6.300.
«Considerando che a causa dell'interruzione momentanea del servizio di smaltimento del verde al Cermec – commenta la consigliera Mencarelli – nei mesi passati Asmiu ottenne un preventivo da parte della società Ersu di 58 euro a tonnellata, la differenza con il Cermec è di 27 euro a tonnellata e l'aggravio totale di 283.500 euro. Solo per il verde».
Considerando poi i 720 mila euro “in più” che i due Comuni pagano per l'indifferenziato, l'aggravio supera il milione di euro. «Tutto a discapito dei cittadini – incalza la Mencarelli – che si vedono recapitare tasse sui rifiuti esagerate».
Tuttavia non c'è nulla di strano, o quasi. Quello che i due comuni soci pagano in più, proprio in quanto soci azionisti, è, infatti una quota che serve al risanamento del debito accumulato dal Cermec: una voragine di 24 milioni di euro che saranno interamente pagati dalla collettività, attraverso le tariffe sui rifiuti. In altre parole: in seguito dissesto finanziario (la vicenda ha generato anche un’inchiesta giudiziaria), Cermec è in concordato preventivo e i Comuni soci hanno deciso di incorporare nelle tariffe anche una maggiorazione necessaria a garantire l’equilibrio del piano concordatario. Il buon andamento gestionale di Cermec ha permesso di ridurre la tariffa fissata inizialmente dal piano concordatario da 174,35 agli attuali 160 euro per tonnellata. Ma la situazione debitoria non è ancora sanata.
C’è una specie di paradosso: se i due Comuni, scegliessero di smaltire i loro rifiuti in un'altra azienda, come Ersu – per spendere meno – il Cermec chiuderebbe definitivamente. Ma i suoi debiti resterebbero sulle spalle dei Comuni-azionisti che dovrebbero farvi fronte ricorrendo ad altre risorse. In ogni modo, cioè tutto si scaricherebbe sul contribuente. E quella di tenere un poco più alte le tariffe appare, secondo gli azionisti, il modo meno pesante per questo scarico.
«Intanto – incalzano i consiglieri però del M5S – sono soldi pubblici quelli che vengono utilizzati. Chiediamo risposte precise per imassesi che si apprestano a pagare la Tari, a questo punto aggravata da un milione in più di spesa, che se risparmiato inoltre potrebbe essere impiegato per alleviare il carico che grava sui cittadini. E vogliamo sapere se questo aggravio non costituisca un danno erariale nei confronti del Comune di Massa».
Melania Carnevali
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