Attenzione
Rossi: interessi da colpire per arricchire la comunità
Il governatore alla Festa Cgil: «Ci vuole una sinergia ambientale come quella della concia a Santa Croce. Non voglio più vedere cime distrutte»
CARRARA. «A Santa Croce gli imprenditori hanno investito nella zona del cuoio, per la concia: contro l’impatto ambientale utilizzeranno l’acqua riciclata. Un risultato della sinergia fra imprenditori, lavoratori e istituzioni. E’ riproducibile per le Apuane? non provarci sarebbe colpevole. Nel Piano paesaggistico le cave appartengono al paesaggio ma la tecnologia con i suoi ritmi oggi è impattante su paesaggio e ambiente; non c’è un sentimento antindustriale da parte nostra, e il turismo non basta, credere che basti è un’illusione: ma per mantenere le attività produttive del marmo, bisogna regolarle. Sopra i 1.200 metri i monti non vanno distrutti, né i crinali. Non voglio più vedere montagne “scapuzzate”: dovrete passare sul mio corpo. Dall’autostrada però se ne vedono, e prima o poi potrebbe intervenire la Comunità europea. Si discuta con comitati, gruppi, imprenditori, ma poi la politica fa le sue scelte interpretando l’interesse generale. E i cittadini giudicheranno». Questo e altro ha detto il governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi alla festa della Cgil, a Ca’ Michele a Bonascola, ieri mattina di fronte a una platea folta. Il tema: "Piano paesaggistico, il confronto oltre le urla". Intervenuti al dibattito moderato dal segratario provinciale Paolo Gozzanie, il vice sindaco Andrea Vannucci, il sindaco di Seravazza Ettore Neri, il segretario regionale della Cgil Alessio Gramolati, lo storico dell'arte Tommaso Montanari, il direttore dell'Associazione industriali di Lucca Claudio Romiti, il presidente di Assindustria Massa Cararra Giuseppe Baccioli, il presidente della Cooperativa Gioia Anselmo Ricci, Franco Chiriaco della Cgil Lucca, Roberto Venturini della Fillea provinciale.
«Sul piano paesaggistico ci metto la testa – ha proseguito Rossi – è un dovere morale». Ma non intende chiudere le cave e apre al dialogo con gli imprenditori. «Le regole: lavorare il più possibile in loco il marmo per aumentarne il valore aggiunto. Si può anche riparlare del distretto lapideo apuo versiliese. Sono disposto a inserire nelle norme la garanzia che negli interventi della Regione una percentuale sia riservata al marmo». Rossi dice no alla rapina dei monti, ma nella nuova legge 78 in revisione, intende agevolare nelle concessioni comunali chi si impegnerà a lavorare in loco il 50% dell’escavato. Poi aggiunge: «Vi propongo un patto fra produttori: ci sono interessi che vanno anche colpiti, per ridistruibuire ricchezza nella comunità. C’è un diritto al lavoro, in un settore dove si è anche perso sangue, e occorre anche la tutela del nostro patrimonio ambientale. Intendo finire la mia legislatura sapendo di avere almeno provato ad affrontare tutto questo tema». Insomma, il bastone e la carota con gli imprenditori delle cave.
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