Il dolore
Filiera ed export: pensieri sul gruppo Bin Laden
CARRARA. Daniele Quiriconi, della segreteria regionale Cgil, punta il dito contro al serrata, o meglio il blocco delle attività, effettuato per due giorni dal mondo delle imprese apuoversiliesi del...
CARRARA. Daniele Quiriconi, della segreteria regionale Cgil, punta il dito contro al serrata, o meglio il blocco delle attività, effettuato per due giorni dal mondo delle imprese apuoversiliesi del lapideo, contro il Piano paesaggistico. «E’ stata drammatizzata la vertenza». Parla del Distretto, «morto d’inedia nel 2010 per conflitti fra Carrara e Versilia. Gli Stati generali del marmo previsti nel 2010 non si sono tenuti». Parla del problema di come calcolare i valori del marmo ai fini della tassazione.
Per Tommaso Montanari docente a Napoli di storia dell’arte, è importante un rapporto fra ambiente e modernità della lavorazione del marmo. «Vanno introdotti piani attuativi con processi trasparenti e partecipati, per il futuro delle cave». Nelle cose da valutare, un suo accenno velato al gruppo Bin Laden interessato a cave carraresi, ripreso anche da Franco Chiriaco segretario Cgil di Lucca: «Se l’operazione sarà fatta, chi deciderà sull’export?». Il discorso di Chiriaco corre alla filiera: «Qui abbiamo materiali, conoscenza, vantaggi professionali e storici. Per la Cgil è fondamentale che entro il 2020 si lavori in loco il 50% dell’escavato.
Roberto Venturini della Fillea provinciale: unisce sicurezza, occupazione e legalità. «Il numero degli addetti in cava può aumentare se guardiamo il rapporto fra escavato e dipendenti. La legalità va assieme alla tracciabilità del prodotto: marchio su blocchi e lavorati. Caducare le cave a chi non rispetta la sicurezza sul lavoro ed evade il fisco».
Il sindaco di Seravezza Ettonre Neri, ripercorre la vicenda del Piano paesaggistico e i timori che le cave versiliesi venissero chiuse perché nel parco. Ha ben accolto i ritocchi sopraggiunti, ma ritiene che sul Piano si debba lavorare ancora. E aggiunge: «Occorrono strumenti sulla tracciabilità della filiera». Il direttore di Assindustria Lucca, Claudio Romiti, difende gli interessi del manifatturiero, e le cave legate anche al turismo.
Chiude il segretario regionale Cgil, Alessio Gramolati: «Gli atti di forza non servono, sì al legame ambiente e lavoro. Il confronto è urgente. Se arriva il gruppo Bin Laden o altri soggetti che portassero nuove dinamiche, come ci difenderemmo? Ponendo vincoli qui, governando per tempo i processi, rafforzando la filiera con il 50% della lavorazione in loco. Innovazione, marchio del marmo e ambiente devono andare a braccetto».(c.car.)
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