Il Tirreno

Cani e gatti, un’altra estate difficile

di Melania Carnevali
Cani e gatti, un’altra estate difficile

Viaggio tra i volontari che si prendono cura degli animali. Il caso del coniglio lasciato in macchina e morto per il caldo

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MASSA. Una macchina con finestrini chiusi, caldo afoso, una distrazione fatale. È morto così, di asfissia, un coniglio nano dimenticato in una auto parcheggiata sotto il sole a Ricortola e soccorso da Roberto Guelfi, responsabile del canile di Montepepe. Il fatto è accaduto sabato pomeriggio, sotto gli occhi di alcuni passanti che, vedendo l'animale chiuso in macchina per ore, hanno chiamato la polizia municipale. Sul posto sono intervenute le guardie zoofile della Lega nazionale per la difesa del cane, che però non hanno potuto fare niente.

Il coniglio, chiuso nelle gabbia all'interno dell'auto, era già morto. «Ci hanno chiamato gli agenti della polizia municipale e siamo andati di corsa là, ma non c'era più niente da fare: il coniglio era morto asfissiato dal caldo – racconta Roberto Guelfi, presidente della sezione apuana dell'associazione - La padrona si è giustificata dicendo che era arrivata di corsa da Milano, che era stanca e si era completamente dimenticata dell'animale».

Non è la prima volta che un turista dimentica un animale in auto. «Ogni estate – spiega Giusy Della Bona, volontaria – succede. L'anno scorso è stato dimenticato un cane in auto sotto il sole, quest'anno un coniglio». Questa, però, è solo la punta dell'iceberg del lavoro che quotidianamente svolge con passione l'associazione capitanata da Guelfi.

Nascosta fra le colline di Montepepe, immersa nel verde delle Apuane, c'è infatti una piccola oasi felice di animali. C'è anzitutto la Casa di Febo, un rifugio per cani creato dal nulla a metà anni Ottanta, in cui sono ospitati ogni volta dai 30 a 60 cani salvati dalla strada. Alcuni di questi vengono addirittura da Napoli o da Messina, da alcuni canili lager.

Altri sono quelli più “problematici” che i vari canili non sono riusciti a far adottare: come Lucky, chiamato anche Nonno Tino, un bellissimo e dolce incrocio con un husky, in parte cieco, catturato a Carrara sei mesi fa e portato al canile comunale massese. Nei giorni scorsi è arrivato a Montepepe e ha già socializzato con tutti. Ma lì, nelle colline verdi nel confine tra Massa e Montignoso, sono arrivati anche 57 cani salvati da Green Hill - il canile lager che utilizzava beagle per la vivisezione - altrettanti dal terremoto dell'Aquila e dell'alluvione di Aulla e una miriade di cuccioli buttati nei cassonetti.

È un via-vai di cani che vengono accuditi, nutriti, curati e medicati solo grazie alle donazioni dei soci e dei 32 volontari che quotidianamente offrono il loro aiuto. E infine vengono dati in adozione.

La “Casa di Febo” ha anche iniziato una collaborazione con la casa di reclusione di Massa-Carrara. Due i progetti partiti: uno – già concluso, ripartirà a settembre – di educazione cinofila per 15 detenuti, che hanno quindi imparato nei mesi scorsi a educare gli amici a quattro zampe. L'altro ha visto, e vede, tre detenuti andare tre volte a settimana al rifugio per aiutare con i lavori di routine.

«Questo è molto positivo anche per i detenuti – spiega Guelfi – Uno in particolare, prima che venisse qui, era depresso, mentre ora, stando anche a quanto riportato dalla stessa direttrice del carcere, si è ripreso completamente ed è allegro».

Sempre in quelle colline c'è anche l'Arca di Robbè, una piccola fattoria con una scrofa, un maiale, una capra, una pecora massese, galline ovaiole, due anatre mute, due cave peruviane e un coniglio, tutti salvati dal macello o da maltrattamenti. Obiettivo, adesso, creare una fattoria didattica per le scuole.

Tutti questi progetti, però, dipendono, in parte, da un vecchio ordine di demolizione che pesa come una spada di Damocle. Il canile, infatti, in realtà, non sarebbe a norma dal punto di vista urbanistico, dal momento che sotto le gabbie movibili è stato colato del cemento. «Quando arrivammo – racconta Guelfi – abbiamo più volte provato a metterci in regola, ma non ci hanno molto considerato. Per il bene degli animali abbiamo deciso di andare avanti. Dal punto di vista sanitario però abbiamo tutti i permessi della Asl ed è questo l'importante».

È per il suo carattere un po’ “borderline” che le varie amministrazioni comunali, non solo non danno alcun tipo di finanziamento al rifugio, ma hanno interrotto anche il rapporto con l'associazione?

«Nel corso di questi anni abbiamo preso 300 cani dal canile comunale – racconta Guelfi – che altrimenti sarebbero andati a Reggio Emilia, dove i cani arrivano senza speranza di essere adottati. Considerando che il Comune paga per ogni cane 2,20 euro al giorno, abbiamo fatto risparmiare all'amministrazione 300 mila euro all'anno. Adesso non ci danno più questi cani, che quindi vengono spediti in Emilia-Romagna. E la colpa è di chi rema contro il nostro lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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