Sicurezza
Arrestato imprenditore intascava i soldi delle aste
Amministratore di una società di vendite giudiziarie è accusato di aver sottratto 200mila euro frutto della vendita di auto, orologi e gioielli confiscati a un mafioso
MASSA. È stato arrestato ieri dalla guardia di finanza un imprenditore locale che lavorava nel settore delle vendite giudiziarie. È accusato di essersi messo in tasca 200mila euro frutto della vendita di beni sequestrati alla criminalità organizzata. Sotto la direzione del sostituto procuratore Alessandra Conforti, la guardia di finanza apuana ha arrestato un imprenditore-faccendiere di 53 anni. I denari di cui l’imprenditore si è appropriato sarebbero dovuti andare nelle casse dello stato: è accusato infatti di peculato.
Ricostruiamo la vicenda. L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati a mafia, camorra e alla criminalità organizzata in genere – l’Anbsc, istitutita nel 2010 – incarica un istituto apuano di vendite giudiziarie di vendere alcuni beni portati via ad un mafioso.
Automobili di grossa cilindrata, orologi di gran pregio, gioielli entrano dunque nella cassaforte di questo istituto apuano – una srl – ma in quanto soggetto incaricato della vendita. Tali beni entrano dunque nelle “disponibilità” – li ha cioè effettivamente a portata di mano per venderli – del legale rappresentante della srl.
Le vendite vengono fatte, ma l’imprenditore non versa tutto il denaro che ha ottenuto dalla cessione dei beni e dei preziosi del mafioso nel Fondo unico di giustizia (il fondo istituito per conferire all’erario il ricavato dalla vendita dei beni confiscati alla criminalità organizzata, somme che spettano all’erario, cioè allo Stato). Piuttosto, se ne trattiene una parte per sè.
Qualcuno si accorge di qualcosa. La Procura di Massa incarica le fiamme gialle apuane di “sniffare” i conti del faccendiere: la guardia di finanza comincia così a scandagliare tutto ciò che di patrimoniale e finaziario è riconducibile all’istituto di vendite giudiziarie. Cessioni, vendite, incassi, tutte le operazioni insomma che per altro costituiscono il corebusiness dell’attività (perfettamente lecita) di quel tipo di istituto.
Spuntano risultati interessanti: la contabilità all’apparenza sembra corretta, ma una buona parte di denaro pubblico veniva dirottato a beneficio del rappresentante legale della srl. Nel giro di 24 mesi l’affarista si era illecitamente messo in tasca 198.200 euro, che dovevano essere versati allo Stato.
È dunque scattato il provvedimento di custodia cautelare: è agli arresti domiciliari. Nel frattempo si è dimesso dalle cariche di direttore dell'istituto e di amministratore unico della società. Il denaro è stato sequestato. Il reato che si ipotizza è di peculato (pena prevista, da quattro a dieci anni). La prossima settimana comparirà davanti al giudice.
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