Il Tirreno

il caso dei lavoratori di poste italiane

Claudio Lalli a processo, parlano le fiamme gialle

di Giovanna Mezzana
Claudio Lalli a processo, parlano le fiamme gialle

CARRARA. Nuova udienza, ieri mattina, di fronte al giudice del Tribunale di Massa, Fabrizio Garofalo, per il processo in cui Claudio Lalli, noto avvocato carrarese, è imputato di appropriazione...

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CARRARA. Nuova udienza, ieri mattina, di fronte al giudice del Tribunale di Massa, Fabrizio Garofalo, per il processo in cui Claudio Lalli, noto avvocato carrarese, è imputato di appropriazione indebita a danno dei clienti che ha assistito nelle cause di lavoro vinte contro Poste Italiane.

Di fronte al giudice sfila Cesare Centorbi, maresciallo della guardia di finanza della Spezia, incaricato dalla Procura spezzina di indagare i rapporti professionali tra l'avvocato Lalli e i suoi clienti. Il Tribunale della Spezia è competente in quanto la città ligure è sede di Banca d'Italia, soggetto a cui sono demandati gli ordini di pagamento per conto di Poste Italiane.

È emerso «che Lalli avesse un'ampia procura per assistere in ogni grado di giudizio i suoi clienti – dice il maresciallo – oltreché la quietanza per riscuotere somme liquidate a favore di tutti i suoi assistiti». Ne discende dunque la seguente modalità: Lalli vince la causa istruita per il lavoratore e «Banca d'Italia - dice Centorbi - paga sul conto corrente di Lalli sia il corrispettivo (da sentenza del giudice) con cui liquidare il cliente, sia la somma che spetta al legale (cioè a Lalli), comprensiva di Iva, spese, legali e spese accessorie. Poi Lalli paga il suo cliente tramite un assegno dal suo conto corrente».

Su richiesta del sostituto procuratore del Tribunale della Spezia Federica Mariucci e dopo la denuncia-querela di una cliente romana di Lalli, la guardia di finanza spezzina passa in rassegna un certo numero di esecuzioni mobiliari di questo tipo.

In aula, ieri, il pm ha chiesto a Centorbi di scendere nei dettagli delle singole cause vinte dall'avvocato carrarese contro Poste Italiane. Prendiamo il caso di un lavoratore: «Banca d'Italia liquida 51.746 euro a favore di ** e 3.632 euro a favore di Lalli. – è la testimonianza – ** però da Lalli riceve un assegno di 41.746 euro, cioè di 10mila euro in meno rispetto a quanto stabiliva la sentenza del giudice e, contestualmente, riceve una notula spese dell'avvocato pari a 10mila euro». Altro caso: «Banca d'Italia bonifica 28.472 euro per il cliente e 5.529 euro per il legale – dicono ancora le fiamme gialle – Lalli fa un assegno al suo cliente da 19.472 euro, cioè 9mila euro in meno rispetto a quanto previsto dalla sentenza del giudice, e contestualmente all'assegno invia la sua notula spese di 9mila euro».

A cosa punti l'accusa è chiaro. «Se Lalli ha portato avanti queste cause in qualità di avvocato della Cgil - commenta poi Centorbi a testimonianza conclusa - avrebbe dovuto ricevere esclusivamente le somme indicate nelle sentenze come spese per il legale». Lalli ha seguito le cause contro Poste Italiane per conto di Cgil o come un qualunque avvocato che si rapporta ai propri clienti privati? Tant'è che il pubblico ministero formula la domanda per Centorbi: «Le risulta che Lalli ha avuto o no il mandato dalla Cgil per assistere i lavoratori contro Poste Italiane?». Il maresciallo risponde: «Risultava una convenzione tra Cgil Massa Carrara mentre a Cgil Roma non risultava depositata alcuna convenzione». L'avvocato Lalli aveva già ribadito, anche in una lettera inviata alla stampa di «non aver incassato nessun assegno intestato ai clienti, ma piuttosto di aver trattenuto esclusivamente quanto dovuto per le spese legali, dandone notizia ai clienti con lettera raccomandata e relativa documentazione. «Alcuni dei casi citati dal maresciallo inoltre – commenta Silvia Volpi legale di Lalli insieme ad Andrea Corradino – sono di testimoni già comparsi che non hanno neppure sporto querela».

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