Finanza
A processo per svelare i misteri della bolla papale
Sparita nel 1918, rispunta durante una perquisizione in casa di un ex bancario Per riaverla, la Curia si costituisce parte civile nel dibattimento per ricettazione
MASSA. Sarà forse un processo penale ad alzare il velo sul mistero della bolla papale di Urbano VIII, documento che per Massa ha un’importanza storica straordinaria, e del quale si erano perse le tracce nel primo dopoguerra. È con questa bolla del 1629 che il Pontefice decise che si sarebbe edificata l’abbazia di piazza Aranci, demolita poi nel 1800.
La bolla papale era sparita negli anni immediatamente successivi alla fine della prima guerra mondiale. Un gran peccato: il documento era stato censito nell’archivio capitolare, di esso c’era traccia negli archivi vaticani, ma era stato inviato in copia unica alla Curia vescovile di Massa in quanto “soggetto” direttamente interessato al contenuto di quella bolla.
Passa un’ottantina d’anni. Il 22 giugno del 2010, il nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Firenze fa una perquisizione in un appartamento di Massa, dove vive un ex dipendente di banca. E tra edizioni rare di libri e volumi di pregio storico, salta fuori la bolla papale del 1629.
All’ex bancario viene contestato il reato di ricettazione: si ipotizza – questa l’accusa – che sia entrato illecitamente in possesso dei libri e della bolla. Furti, sottrazioni.. sarà il giudice a stabilirlo. L’imputato si difende: quel materiale, dice, gli era stato donato da un notissimo avvocato di Massa, ormai deceduto, in segno di riconoscenza per alcuni servigi (tra i quali un aiuto durante un trasloco).
La Curia intanto si è costituita parte civile e dal Tribunale ha ottenuto la custodia provvisoria della bolla. «Per la Curia ha un grande valore storico e religioso – dice Manolo Alberti, legale rappresentante dell’organo apuano della Santa Sede – Lo scopo della costituzione di parte civile è esclusivamente quello di tornarne in possesso. Di farla tornare a casa, insomma». Non si tratta dunque di voler custodire un tesoro, quanto di riappropriarsi di un simbolo: si stima che la bolla valga sul mercato non più di 5mila/10mila euro.
Ieri di fronte al giudice, per raccontare la sua testimonianza, è comparso persino monsignor Eraldo Tognocchi, che per sette anni era stato vicario generale e che conosceva l’ex dipendente di banca in quanto suo vicino di casa. Monsignor Eraldo ha confermato che il bancario sostenesse che la bolla era l’oggetto di dono, un cadeau..
Il 24 novembre arriverà la decisione del giudice.
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