La manifestazione
«Cave: osservazioni sì, ostruzionismo no»
Il vicesindaco lancia un messaggio agli industriali: sono una risorsa di cui deve beneficiare tutta la comunità
CARRARA. Sessanta giorni per le osservazioni al Piano paesaggistico regionale che include la difficile questione delle cave. Al fuoco anche la nuove legge regionale 78/98 e il regolamento comunale nuovo sugli agri marmiferi. Ma intanto? Il vice sindaco Andrea Vannucci con delega al marmo sposa la filosofia del dialogo, nonostante che soprattutto Assindustria sia ai ferri corti con l’amministrazione comunale per le tariffe, su cui il sindaco Zubbani non intende più discutere con le categorie.
Il Piano paesaggistico ha scatenato la serrata degli imprenditori. Ora si prevede una valanga di osservazioni, che potrebbero far slittare di molto l’approvazione del Piano. Potrebbe essere una tattica ostrunistica da parte di qualcuno?
«Il Piano paesaggistico è uno strumento urbanistico, non un legge, è una variante del piano di indirizzo territoriale. Viene adottato, poi ci sono sessanta giorni per le osservazioni, quindi l’approvazione definitiva. La legge regionale 78 e il regolamento del Comune sono strumenti normativi e vanno in approvazione secca, “al primo turno” per capirci. Per il Piano paesaggistico, il primo schema approvato dalla giunta toscana risale al gennaio scorso. C’è stato un silenzio generale e le fasi concertative sono state molto modeste. Il testo affinato con gli enti locali, a giugno è approdato nelle commissioni consiliari competenti per andare in consiglio regionale, e a quel punto tutti si sono svegliati. Intanto è proseguito l’iter di affinamento del Piano e si è arrivati al testo approdato in aula regionale recentemente: dopo l’adozione è scattata la norma transitoria di salvaguardia. Da parte dei soggetti rappresentanti le categorie, non mi risulta che ci siano state grandi proposte di cambiamento su cui si sia discusso, e penso che la fase delle osservazioni possa servire. Non ho condiviso le proteste iniziali del tipo “il piano non va bene, rinviamo”. Invece il piano è utile e importante. E c’è il tempo per discuterne, non capisco la serrata. E se qualcuno spera di arrivare alle elezioni regionali senza che il piano sia stato approvato, si sbaglia. Sarebbe un errore. I provvedimenti di riforma si devono fare, buttare la palla in tribuna non aiuta a farli. La fase attuale deve servire per proposte migliorative, non per allungare il brodo. Se diventasse una pratica ostruzionistica la presentazione di emendamenti farebbe solo dilatare i termini dell’approvazione; se invece arriveranno proposte sensate e osservazioni pertinenti, penso che potranno essere valutate prima di Natale per approvare il Piano agli inizi del 2015.Ma è compito della Regione, non nostro».
A che punto è il cammino parallelo della nuova legge 78 e del regolamento comunale?
«Beh, ci abbiamo messo due anni per fare la proposta di regolamento, ma abbiamo scelto di andare di concerto con la nuova legge 78. Facendo un regolamento in sintonia con legge regionale, riteniamo che ne uscirà un prodotto più solido, contro il rischio ricorsi. Sulla 78 l’assessore Caccarelli ha aperto le concertazioni, noi abbiamo detto la nostra con alcune puntualizzazioni per evitare incomprensioni. Mentre la proposta di regolamento comunale è andata in commissione ed è al vaglio dei gruppi consiliari».
Quali sono i cardini del nuovo regolamento?
«Tutte le cave sono considerate pubbliche, tutte devono pagare un canone, oltre al contributo regionale, sul valore di mercato dei beni. Tutte le cave scaduto il periodo transitorio, subiranno la gara a evidenza pubblica. Il periodo transitorio deve essere stabilito in sintonia con legge regionale che dice sostanzialmente che tutte cave sono pubbliche, che il canone è commisurato al valore di mercato dei marmi, che ci vuole la gara a evidenzia pubblica per le concessioni. Il periodo transitorio per la Regione dovrebbe essere di 7 anni. I beni estimati diventeranno concessioni. Le concessioni normali erano rinnovate automaticamente, siccome non sarà più così, scadranno tutte entro sette anni. E scatteranno le gare. Con la Regione condividiamo il fatto che i sette anni possano aumentare di altri 5, a condizione che i soggetti si impegnino a fare una convenzione in cui si tenda ad aumentare la lavorazione in loco. Noi e la Regione puntiamo al 50%, in linea con gli orientamenti del piano paesaggistico. Insomma, Comune e Regione devono andare a braccetto».
Ma la concertazione con le categorie interessate?
«In Regione hanno consegnato la proposta di legge alle associazioni. La giunta però non ha ancora approvato il testo della nuova 78 (Ceccarelli vuole fare un giro di consultazioni), poi quando l licenzierà il testo, comincerà la concertazione. Il dialogo con le categorie vale anche per il regolamento degli agri».
Ma intanto ci sono ricorsi continui da parte del mondo imprenditoriale. Ci sono mancati introiti dal marmo e il Comune per controbilanciare farà pagare ai cittadini le aliquote massime su addizionale Irpef e sulla Tasi. Ricorsi da una parte e caducazioni dall’altra: una nuova guerra?
«Contro i mancati introiti abbiamo creato un fondo di riserva per il bilancio. Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto oltre 200 ricorsi, e continuano ad arrivare: contro la legge regionale, contro tutto. C’è un clima di tensione che mette nell’incertezza le nostre entrate. Sul Piano paesaggistico, ci sono i segnali di avversione anche se ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che né noi né la Regione vogliamo chiudere le cave; ci sono mugugni anche sulla nuova legge regionale; e il nuovo regolamento comunale non piacerà a tutti. Gli industriali hanno sempre detto che per i beni estimati il problema non è pagare, e allora perché non danno un segnale cominciando a pagarli? Lo dico provocatoriamente. Abbiamo avviato procedure di caducazione di mappali (solo in alcune cave) a carico di chi non paga i canoni ma c’è la possibilità di reteizzare. Insomma, occorrono cambiamenti affinchè della risorsa cave ne benefici tutta la comunità, in termini di occupazione e sviluppo. Gli operatori non hanno nulla da temere, ma occorre un salto di qualità».
Cinzia Carpita
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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