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L’assessore: ma non ci sono certezze

Lavarone: dopo il fiume Magra ora il sospettato è l’Arno

Lavarone: dopo il fiume Magra ora il sospettato è l’Arno

VARRARA. Si affievoliscono le speranze di ricostruire in modo esatto le origini del “lavarone” approdato i primi di giugno sulla spiaggia di Marina: nonostante due missioni aeree, con tanto di...

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VARRARA. Si affievoliscono le speranze di ricostruire in modo esatto le origini del “lavarone” approdato i primi di giugno sulla spiaggia di Marina: nonostante due missioni aeree, con tanto di elicotteri della Capitaneria di Porto impegnati a rilevare con una serie di scatti fotografici i movimenti delle correnti marine, in attesa di conoscere i risultati dei campionamenti straordinari effettuati da Arpat sulla “marea nera”, a distanza di un mese e mezzo dall’inizio del fenomeno sembra sempre più difficile stabilire da dove esattamente sia arrivato quel materiale. La buona notizia è che come molti affezionati della spiaggia avranno notato, la situazione è in via di miglioramento, grazie anche alle mareggiate che nei giorni scorsi hanno mosso le acque antistanti il litorale: «Abbiamo verificato che le correnti non stanno apportando nuovo materiale» ha dichiarato l’assessore all’ambiente Massimiliano Bernardi spiegando che questa notizia è stata confermata anche dagli scatti aerei effettuati dalla Capitaneria nel secondo passaggio, sollecitato dall’amministrazione carrarese. Per avere un quadro completo della situazione mancano solo i risultati dei campionamenti effettuati da Arpat dai quali però difficilmente si potrà capire la provenienza del materiale.

«La ricerca delle origini del lavarone per ora non ci ha dato grande soddisfazione» ammette Bernardi, raccontando però che, dal confronto con altri amministratori su episodi analoghi registrati nelle scorse settimane sulle spiagge della Versilia, è spuntato un nuovo “indiziato”. Se i carraresi davanti al fenomeno della “macchia nera” avevano puntato il dito contro il fiume Magra, e le operazioni di dragaggio, nei comuni a sud di Massa i sospetti erano caduti sul fiume Arno. «Non si può escludere che le correnti abbiano portato il materiale fino alla nostra spiaggia, ma – ha aggiunto l’assessore – con certezza non lo sappiamo e tutte le ipotesi restano aperte». Secondo Bernardi però le fotografie scattate nell’ultima missione in elicottero della Capitaneria di Porto, escluderebbero l’apporto di materiale dal Magra. In realtà il grosso del lavarone era arrivato molto prima, a inizio giugno, proprio in concomitanza con il ponte della Festa della Repubblica e l’arrivo dei primi turisti in spiaggia, scombussolando i piani di bagnanti e operatori balneari. Rarefatte le speranze di individuare l’origine del fenomeno, l’assessore all’ambiente assicura: «Se dovesse accadere di nuovo, saremo pronti a muoverci per scoprire da dove arriva».

Cinzia Chiappini

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