Proteste
«Da cave a miniere: stop a rivendicazioni privatistiche»
CARRARA. In Regione Legambiente ha presentato le sue osservazioni alla proposta di legge "Norme in materia di cave". Legambiente ha espresso la sua contrarietà all'abrogazione della Legge regionale...
CARRARA. In Regione Legambiente ha presentato le sue osservazioni alla proposta di legge "Norme in materia di cave". Legambiente ha espresso la sua contrarietà all'abrogazione della Legge regionale 104/95, «per non fornire spunti alla riapertura di contenziosi di carattere costituzionale sull'appartenenza degli agri marmiferi al patrimonio indisponibile comunale. Per consolidare questa appartenenza, estendendola anche ai beni estimati, ha proposto l'inserimento di articoli che sanciscano il trasferimento di tutti i giacimenti marmiferi dalla categoria cave a quella di miniere, dichiarandone in tal modo l'interesse strategico pubblico ed eliminando così ogni possibile rivendicazione di carattere privatistico».
Altra proposta è stata l'introduzione, nell'attività di escavazione, dell'obbligo di accorgimenti volti a proteggere le sorgenti idriche.
«Ma il cuore delle osservazioni – specifica Legambiente – è un'articolata proposta volta a garantire il conseguimento contestuale di due obiettivi: l'incremento dell'occupazione nella filiera di lavorazione del marmo e la graduale chiusura delle cave a maggior impatto ambientale».
La proposta consiste in due misure complementari: «Fissare, nella procedura di assegnazione delle concessioni, la percentuale minima di blocchi che deve essere lavorata nel distretto marmifero apuano (ad esempio il 50%, da elevare gradualmente man mano che si sviluppa la filiera locale). Questa misura porterebbe – secondo Legambiente - ad un graduale incremento dell'occupazione nella filiera; programmare annualmente la dismissione delle cave più impattanti, per un numero di addetti pari alla metà dell'incremento occupazionale ottenuto grazie alla misura precedente».
Per rendere operativo questo meccanismo «si richiedono un censimento ufficiale degli addetti attuali per ogni cava e per ogni azienda di lavorazione lapidea, da aggiornare annualmente, e la redazione di un elenco delle cave a maggior impatto ambientale, finalizzato ad individuare una scala di priorità di quelle da dismettere. I criteri da utilizzare dovrebbero comprendere, tra gli altri: altitudine; localizzazione sui crinali; ubicazione nelle aree contigue del Parco Regionale delle Apuane; impatto paesaggistico; minaccia al patrimonio speleologico, ai geositi Unesco, alle falde acquifere e alle sorgenti; grado di fratturazione del marmo; difficoltà logistiche o economiche nell'utilizzo o nello smaltimento dei detriti d'escavazione. Un eventuale indennizzo al concessionario per gli anni di concessione non usufruita, nonché accordi sindacali e incentivi per favorire l'inserimento nella filiera di lavorazione dei cavatori perdenti il posto di lavoro, faciliterebbero il tutto».
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