Sicurezza
Colibatteri in mare tuffi vietati in 96 bagni
Divieto di balneazione dal confine con Forte dei Marmi fino a viale Roma I risultati shock dei prelievi Arpat, effettuati subito dopo il nubifragio
MASSA. Acque inquinate da materiali organici (leggi residui di escrementi e di scarichi di fogna ad alto contenuto batterico) nelle acque fra Cinquale e Magliano. Novantasei stabilimenti balneari più alcune spiagge libere con il cartello di divieto di balneazione; 2,7 chilometri di spiaggia – 2 km in territorio massese, 700 metri su quello montignosino – da cui non è possibile tuffarsi in acqua. La Caporetto del turismo apuano è questa.
Le analisi dell’Arpat (l’agenzia regionale che si occupa di controllare la qualità delle acque) effettuate il 15 scorso sui campioni di acqua fra il confine con Forte e la foce del Magliano hanno evidenziato, in quattro punti diversi, la presenza di materiali inquinanti di tipo biologico in misura superiore alla soglia fissata dalla legge. I parametri di proliferazione del batterio Escherichia Coli, in particolare, sono risultati più alti del consentito. I risultati negativi sono stati trasmessi ai Comuni di Montignoso e di Massa e, subito dopo i sindaci (per Massa il vice Uilian Berti) hanno firmato le ordinanze che vietano la balneazione. Niente bagni, dunque, su tutta la spiaggia di Cinquale. E niente bagni nel territorio massese, dal bagno Handerson, che si trova proprio al confine con Montignoso, fino alla spiaggia libera Bad Kissingen, vicino all’omonima piazza, all’altezza di viale Roma.“Risparmiato”il resto del litorale, dalla sponda nord del Magliano fino a Partaccia, dove di può fare il bagno senza limitazioni. Comunqe un colpo durissimo all’industria turistica apuana, un colpo di immagine – soprattutto – che arriva in piena stagione e proprio nei giorni in cui, dopo settimane di incertezze meteorologiche, l’estate era appena esplosa.
Ma cosa ha provocato l’inquinamento del mare apuano? Con ogni probabilità – dicono i tecnici del Comune di Massa – si tratta di una conseguenza del violento temporale di lunedì scorso. L’Arpat, seguendo un calendario già predisposto, ha effettuato i prelievi dei campioni di acqua martedì 15, cioè all’indomani dell’ondata di quel nubifragio che ha determinato un trascinamento a mare di sostanze organiche attraverso il Magliano e il Fosso di Poveromo. «L’ipotesi più certa è questa – dice il vicesindaco di Massa Uilian Berti che, in assenza del primo cittadino Alessandro Volpi (ieri mattina in missione a Roma) ha firmato l’ordinanza di divieto di balneazione e si è preso in carico tutte le responsabilità di questa emergenza – . Non ci sono stati problemi ai depuratori, come dimostra il fatto che nella zona del Frigido e di Partaccia il mare è pulito. Semmai c’è un problema di scarsa manutenzione del reticolo di corsi d’acqua del territorio. Il nubifragio ha smosso e portato a mare i sedimenti dei fondali dei fossi, penso in particolare al Poveromo, la cui foce viene aperta solo in caso di forti piogge. Così, i prelievi fatti a ridosso di questo fenomeno hanno messo in evidenza la presenza di colibatteri sopra i limiti di legge».
Ma perchè, se l’origine dell’inquinamento risale a lunedì-martedì scorsi, il divieto di balneazione è scattato solo ieri? Per una ragione prettamente “burocratica”. Le analisi delle acque sono stati completati da Arpat giovedì 17 e i risultati sono stati trasmessi ai Comuni interessati nel pomeriggio dello stesso giovedì. E soltanto ieri mattina, lette le comunicazioni di Arpat. i Comuni hanno fatto scattare i provvedimenti di limitazione alla balneazione, come prevede la legge. Con il paradosso che i divieti sono scattati quando ormai, presumibilmente, nel mare massese di colibatteri non ne nuotavano già quasi più. Mentre nei giorni scorsi, subito dopo il temporale, l’inquinamento era verosimilmente più intenso. Ma sulla spiaggia non c’era alcun cartello di divieto.
L’emergenza Escherichia Coli, comunque, dovrebbe avere le ore contate. Così, almeno, tutti sperano e così sembra suggerire. «L’area in cui siamo stati costretti a imporre il divieto – spiega il vicesindaco Berti – è molto ampia, anche a causa della suddivisione delle “celle” in cui Arpat fa i prelievi. Noi abbiamo chiesto nuove e urgentissime analisi delle acque e confidiamo che già domani (oggi per chi legge ndr.) o al massimo lunedì le acque saranno di nuovo pulite e balneabili».
Claudio Figaia
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