Sicurezza
Maxievasione, il legale di Lalli: «Vogliamo prove, non quiz»
CARRARA. È arrivato a nuova udienza il processo per maxievasione fiscale in cui è imputato uno dei più noti avvocati apuani: Claudio Lalli. Ieri, di fronte al giudice del Tribunale di Massa Fabrizio...
CARRARA. È arrivato a nuova udienza il processo per maxievasione fiscale in cui è imputato uno dei più noti avvocati apuani: Claudio Lalli. Ieri, di fronte al giudice del Tribunale di Massa Fabrizio Garofalo, ci sono state le prime schermaglie tra l’accusa e uno dei difensori dell’avvocato carrarese: Andrea Corradino del foro di Spezia.
Secondo l’accusa, nelle dichiarazioni dei redditi degli anni 2007/2011, Lalli avrebbe indicato importi inferiori rispetto a quanto percepito: si era parlato di cifre considerevoli (9 milioni di euro “dimenticati”; 3,8 milioni di mancato versamento Irpef; 1,7 milioni di mancato pagamento Iva). I “conti” dell’avvocato carrarese sono stati passati al setaccio: l’inchiesta sarebbe nata a seguito di una verifica fiscale delle fiamme gialle. L’ipotesi della Procura è che non annotasse nei “corrispettivi” tutte le cifre ricevute dai clienti. Durante l’attività investigativa della guardia di finanza, sono stati dunque utilizzati (anche) dei “questionari”, tramite i quali è stato chiesto a 1.200 clienti quale tipo di rapporto fosse intercorso tra loro e l’avvocato Lalli (somme anticipate, somme pagate ...). Ed è proprio questo “metodo” che i legali di Lalli contestano.
«Siccome 1.200 persone da sentire sono troppe – sono le parole dell’avvocato Corradino di fronte al giudice – le sostituiamo con l’invio di questionari di cui non sappiamo la provenienza? È la prima volta in 29 anni di attività che mi capitano questionari al posto di testimoni in un processo penale. Le prove devono formarsi in dibattimento, nel contraddittorio delle parti. Non vogliamo la prova per quiz! È una scorciatoia inammissibile. È l’accusa che ha scelto la prova di 1.200 persone».
In sintesi la difesa di Lalli dice: avete individuato 1.200 clienti? Sentiamoli. Quella sollevata da uno dei principi del foro spezzino è un’eccezione procedurale. Nel procedimento tributario amministrativo i verbali fanno fede, ma in un procedimento penale – come quello a carico di Claudio Lalli – vige, rammenta la difesa, il principio dell’oralità. I testimoni dunque devono essere sentiti, sostiene Corradino
Il pm Alessandro Rappelli ha risposto: «Ho fatto venire il dominus dell’attività investigativa che è stata fatta. Chiedo di poter produrre il verbale di contestazione e tutta la corposa documentazione (e non sono solo questionari) nel corso dell’esame dei testimoni ».
A questo punto il giudice ha chiesto al pm di esibire la documentazione che intende produrre e si è riservato di pronunciarsi. Il pm ha deposto sul tavolo giudice una decina di faldoni. Udienza aggiornata al 31 luglio.
Giovanna Mezzana
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google