Sicurezza
Dragaggio del porto Fdi ne fa un caso
CARRARA. Il progetto di dragare 700mila metri cubi di sabbia dall’imboccatura del porto, annunciato dal presidente dell’Autorità portuale Francesco Messineo per l’anno prossimo, al fine di...
CARRARA. Il progetto di dragare 700mila metri cubi di sabbia dall’imboccatura del porto, annunciato dal presidente dell’Autorità portuale Francesco Messineo per l’anno prossimo, al fine di consentire l’entrata di navi di maggiori dimensioni nello scalo apuano, finisce a Firenze.
La consigliera regionale di Fratelli d’Italia Marina Staccioli ha infatti presentato una interrogazione a risposta scritta in cui si segnalano i rischi per la salute che potrebbero seguire al dragaggio di una simile quantità di materiali nel porto marinello, area un tempo inclusa nel Sito di bonifica di interesse nazionale (Sin) e passata adesso alla gestione regionale (Sir), con conseguente allentamento dei vincoli di carattere ambientale, ma ancora inquinata ed in attesa di essere decontaminata.
Per sostenere le sue affermazioni la consigliera di opposizione cita i risultati di analisi effettuate dalla stessa Autorità portuale di Carrara ed acquisite dal ministero dell’Ambiente nel 2007, relative all’area portuale apuana e a quella compresa tra molo di ponente e Lavello, da cui «risulta una contaminazione dovuta principalmente a sostanze cancerogene quali metalli pesanti, pesticidi clorurati e idrocarburi poliaromatici, che dall’interno del porto si estende anche fuori della sua imboccatura. Tale contaminazione -prosegue la Staccioli- risulta dovuta principalmente a fitofarmaci, in particolare ddd, esaclorocicloesano e soprattutto ddt, presente in concentrazioni diffusamente superiori al valore di riferimento».
L’esponente di FdI ricorda che questi controlli hanno rilevato anche la presenza di metalli pesanti tossici, “come mercurio, nichel, piombo, rame e zinco”. Secondo la Staccioli, in particolare, «le concentrazioni di mercurio sono risultate superiori alla soglia limite, con un valore più elevato determinato in prossimità del canale di accesso al porto apuano (1.87 mg/Kg)». A confermare una situazione anomala sarebbe anche la presenza dell’arsenico, in una concentrazione massima “determinata al largo ad oltre 2mila metri dalla costa nell’area antistante lo scalo”. Dopo aver fatto notare che nel 2013 il volume degli scavi effettuati nel porto era stato pari a 58mila metri cubi di sabbia, 12 volte minore rispetto a quello previsto per l’anno prossimo, la Staccioli esprime forti perplessità anche in merito all’idea, annunciata sempre da Messineo, di utilizzare parte della sabbia dragata “per il ripascimento della costa apuo-versiliese”, chiedendo all’assessore competente “se la costa e il tratto di mare interessati potrebbero risultare compromessi in termini di inquinamento, anche temporaneo, durante e dopo le attività di scavo”. La rappresentante di FdI domanda anche “se si intende sottoporre ad analisi i sedimenti rimossi dal fondale”, rientranti nel Sir e se si intende avviare un’azione per la loro bonifica.
David Chiappuella
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