Proteste
Abusivi in sala, Pavolini si difende
Parla il primario al processo per i promoter in azione negli interventi chirurgici
MASSA. Più che una difesa, una lezione di pratica e deontologia medica: parla a lungo il dottor Bernardo Pavolini, 59 anni, di Forte dei Marmi, direttore di Ortopedia e traumatologia dell'ospedale. Parla davanti al giudice Giovanni Sgambati citando testi scientifici, sfoderando tutta la sua competenza ed esperienza di chirurgo ortopedico. Un’autodifesa appassionata (e convincente, almeno per i profani) per sostenere che il suo comportamento è stato corretto e ineccepibile e che la presenza di presunti” estranei in sala operatoria era “una consuetudine consolidata”.
Pavolini è imputato di esercizio abusivo della professione sanitaria assieme ad altri colleghi medici e a sei “specialist”, ossia agenti di commercio che vendevano protesi ortopediche; e di falso ideologico. Le indagini che hanno portato al processo erano state avviate dal sostituto procuratore Federico Manotti, condotte dai Nas e poi concluse dalla dottoressa Rossella Soffio, che è pm nel procedimento. Nelle precedenti udienze avevano parlato i testimoni dell’accusa. Infermieri, in particolare. Chiamati a confermare l’ipotesi degli inquirenti. E cioè che gli specialist venissero ammessi in sala operatoria, durante interventi in cui venivano applicati dispositivi da loro stessi venduti. E che non si limitassero ad assistere, ma “aiutassero” l’operazione. Il tutto senza che i medici annotassero la loro presenza in sala operatoria. Dal dottor Pavolini è emersa una ricostruzione del tutto diversa in cui ogni ruolo era ben distinto e tutto avveniva in piena sicurezza e secondo legge. Il 22 luglio un’altra udienza per questo processo che si avvia verso la fine.
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