Il Tirreno

Marble Weeks? Troppi architetti e pochi scultori

di GIOVANNA MEZZANA
Marble Weeks? Troppi architetti e pochi scultori

L’artista romagnolo: idea lodevole ma fugace Ecco il giudizio spassionato di chi l’arte la fa

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Oliviero Bertolaso è un romagnolo ancor prima di essere un artista: non tanto per la schiettezza - nei sui giudizi, anzi, è moderato e nelle critiche solo costruttivo - ma per quello spirto guerrier che, si capisce, entro gli rugge. È un po' il mito michelangiolesco dell'artista non disposto a piegarsi ai desiderata del committente di turno. Uno con la schiena dritta, insomma. Saliamo fino ai Ponti di Vara. Arriviamo nella piazzetta, voltiamo a sinistra e seguiamo i camion del marmo. Eccoci in località San Giuseppe. Oliviero ci aspetta sulla strada, davanti alla sua casa-atelier.

. Quando è arrivato qui?

«Mi ero iscritto all'Accademia di Milano, ma rimasi solo un anno: non mi piaceva. A Carrara invece mi sono ambientato subito. Sarà perché il mio è stato un "ribaltamento speculare": arrivo da un posto vicino a Cesena, che ha la stessa distanza di Carrara dal 44° parallelo e dal mare. Arrivai nel '91 con degli scultori di Faenza: andammo alla MarmoMacchine .. e me ne sono innamorato».

È stato un colpo di fulmine? Poi, però, l'innamoramento è durato e continua ..

«Eh sì. Carrara o la ami o la odi. Gli artisti che si fermano dopo gli studi all'Accademia, nella maggior parte dei casi si fermano definitivamente. Carrara può darti molto».

Può dare o dà?

«Può dare.. Si potrebbe fare di più per la cultura. Le Biennali ma anche le iniziative come Marble Weeks sono lodevoli, ma fugaci. Carrara avrebbe il potenziale per un indirizzo culturale a più lungo termine. Marble Weeks va benissimo, ma dovrebbe essere a coronamento di un altro tipo di investimento culturale, dovrebbe essere "la ciliegina sulla torta". Carrara è un luogo dove si vengono ad eseguire le opere: politica ed economia carrarese potrebbero sviluppare questo aspetto; in questo modo la città si ritaglierebbe uno spazio anche a livello internazionale»

Qui gli artisti danno arte scultura: ma Carrara per gli artisti cosa fa?

«È proprio questo il punto: si dovrebbe investire di più in quel tesoro che sono gli scultori e che spesso, invece, vengono lasciati a loro stessi. Eppure il plusvalore del marmo sono loro, non sono i rivestimenti, le marmette e le piastrelle. Gli artisti non possono crescere con una mostra fatta qui o con una Marble Weeks. Devono essere aiutati anche fuori da Carrara. È fuori che devono crescere. E se questo aiuto arrivasse, sarebbero grati alla città, farebbero eseguire qui le loro opere e la città avrebbe di sicuro un rientro, soprattutto in immagine, si creerebbe un indotto e altro che Piccola Atene (così è stata ribattezzata Pietrasanta, ndr)!».

Ci faccia un esempio concreto di cosa significa aiutarli fuori da qui ..

«I grandi lavori progettati dagli architetti spesso prevedono l'inserimento di sculture, di opere: intanto, si potrebbe agevolare questo ..»

Esiste un "salotto" degli scultori, luoghi in cui vi confrontate? A Carrara esiste una "categoria" degli scultori?

«Studenti dell’Accademia a parte, non c'è molta coesione tra noi artisti. La maggior parte degli scultori è gente che ha difficoltà economiche, che vive di restrizioni, che sta chiusa a lavorare nei propri fondi. Ai tempi di Carlo Sergio Signori, di Cardenas, di César, di Vangi la città era molto più coinvolta nel rapporto con gli artisti, che poi sono diventati famosi».

Secondo lei che immagine "sociale" avete voi scultori?

«Credo una molto stereotipata e comunque credo che non ci sia più un gran "pensiero" per l'arte, che è diventata un fatto di nicchia, e un po' è anche colpa nostra. Da un lato, il sistema Arte contemporanea si è chiuso in una gabbia dorata e dall'altro le persone hanno altro a cui pensare".

Lei frequenta la città? Come sono i carrarini?

«Io mi divido tra qua e la Oki (Kazuko Oki, Tatsumi Oki, e i suoi atelier, bed & breakfast e vigna biologica che ha costruito sopra Bergiola, ndr), l'ho aiutata a tirare su la galleria d'arte e anche la vigna.. Il carrarino è una persona di grande cuore, viene da un ambiente duro, ed è da lì che si è costruito questo carattere. I carrarini sono come il marmo: al verso sono lavorabili, al contro sono duri, persino arcigni».

Lei ha anche lavorato nei laboratori, come si è trovato?

«Io devo essere molto grato allo studio Sgf di Torano, che dopo i miei studi all'Accademia mi ha permesso di apprendere i primi rudimenti .. mi hanno sopportato con le mie manie … di lavorare a mano! Per 12 anni ho lavorato senza attrezzi, senza flessibile, senza martello pneumatico, solo coi ferri forgiati dal Grande Maestro, Mario Angeli di Casette, che ha la bottega Nel Fosso (via Lombarda, ndr)».

E di cavatori ne conosce?

«Quand'ero studente all'Accademia, durante il fine settimana facevo un giro coi miei cani alle cave. Mi sono spaccato le mani con tariffe e fornelle, i vecchi sistemi di quadratura degli sbozzatori. Andavo in Pulcinacchia da Giò Il Muto, da Uriano Ratti: sono loro che mi hanno insegnato le tecniche per squadrare i blocchi. Sono molto grato ai cavatori: sono persone eccezionali, hanno un carattere particolare, ma ce l'ho anch'io, a volte bisogna prendersi a testate .. Dopo l'Accademia, invece, ho lavorato per terzi e negli studi di Marcello Tommasi, a Firenze e a Pietrasanta, artista molto classico, di una grande cultura, mi ha affinato molto le abilità, anche sul disegno. Poi è morto e i nipoti hanno venduto lo studio. Così mi sono messo a fare il viti-scultore e le mie cose .. ».

È difficile trovare la materia prima?

«Trovare il marmo a Carrara è il problema minore, a meno che tu non voglia tonnellate di Statuario .. L'aiuto di cui avremmo bisogno è di altro genere..».

Gli amministratori e i professionisti a cui vengono affidate consulenze sono competenti sull’universo marmo e arte? Prendiamo Marble Weeks ..

«Gli amministratori vannomolto dietro agli industriali che finanziano Marble Weeks; questa è gente che lavora soprattutto con gli architetti, gli architetti spesso sono anche designer, hanno presunzioni artistiche e non potendole sviluppare "sulla" scultura sviluppano il loro estro "sul" design. Insomma, avendoci investito molto, Marble Weeks è più improntata sul design che non sulla scultura: di scultura in senso proprio ce n'è poca: è comunque un passo avanti».

In passato sono stati commessi errori nei tentativi di valorizzare la scultura?

«Carrara si limita a piazzare qua e là sculture semi-finite dei Simposi. E questo è abbastanza grave nella città in cui c'è l'Accademia più titolata a livello internazionale per la scultura. Simposio e Biennale: un anno li fai un anno no, sei scostante. E giustifichi dicendo che non ci sono soldi. A Carrara i soldi ci sono».

Nelle casse pubbliche?

«In quelle potrebbero esserci se lavorassero all'unisono».

Se lavorassero .. chi?

«È scontato»

Mi dica un difetto dei carrarini. Anzi, mi dica un peccato, un peccato capitale, visto che sta disegnando i vizi umani..

«Se è per questo, sto facendo anche un confessionale.. : poi mi tocca confessarli? Menefreghisti e senza alcun riguardo per una città che ha un grande potenziale che chi viene da fuori subito nota: e questo è un difetto trasversale, attraversa tutti i livelli della società cittadina».

Non ne hanno altri? Conoscendo il suo temperamento, Oliver, come la chiamano gli amici, lei si sta moderando..

«Ma no! È solo che dei pioci arfati non mi va di parlare!».

8 - CONTINUA -

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