Finanza
Sette giovani arrestati all’alba
Per la Procura hanno partecipato ad una o più risse Alcuni sono stati incastrati da un filmato girato da passanti
MASSA. In principio botte e poi sfottò su Facebook ma da un certo punto in poi, da ottobre scorso, un crescendo di episodi violenti culminati prima in un accoltellamento e poi nel duplice omicidio della notte di Natale: per terra in una pozza di sangue Andrea Fruzzetti, 23 anni e Enrico Baria di 30. Da ieri sette ragazzi massesi, un po' dei Poggi e un po' del Villaggio Castagnara, non sono più persone libere: sono Giacomo Pucci (già in carcere), Andrea Bonuccelli, Alessandro Tonlazzerini, Mattia Ricci, Marco Menchin, Alessio Mazzi, Franco Pucci.
Sono accusati di aver partecipato ad una o più risse che hanno Tutti coinvolti nelle risse costellato questa guerra tra bande. A inquietare è la futilità dei motivi che hanno scatenato un conflitto che è costato la vita a due giovani. Come in un romanzo criminale, come una storia ambientata nelle periferie malfamate delle metropoli.
Gli arrestati. Sono sette, giovanissimi. Tra di loro c'è il fratello gemello di Andrea Mazzi, Alessio. Andrea rischia l'ergastolo per duplice omicidio: ha strappato la vita ad Andrea Fruzzetti, 23 anni, ed Enrico Baria, 30 anni. Alessio invece, secondo gli inquirenti, ha tenuto le fila della banda. O meglio, ha tentato di farlo. Nell'unico modo che conosceva: sfidando tutto e tutti. Durante il processo all'amico Giacomo Pucci, condannato a 8 anni per il tentato omicidio del Baraonda, la gang ha presidiato l'aula guardando in modo minaccioso chiunque si avvicinasse, anche se indossava una divisa. Oppure all'udienza di convalida dell'arresto di Matteo Orlandi, il ventisettenne trovato con due pistole sotto il letto: armi funzionanti che lui custodiva per qualcuno. Ma mentre loro giocavano a fare il Freddo, il Dandy e il Libanese - e spaventavano la società civile - c'era la squadra mobile che scavava sotto i piedi delle due bande, Disegnando uno scenario che poi ha fatto scattare gli arresti.
La rissa in piazza De Andrè. Era il 27 ottobre del 2013 quando il romanzo criminale inizia. In piazza De Andrè scoppia il finimondo. Da una parte quelli dei Poggi, dall'altra un gruppo di ragazzi di Montignoso. Questi ultimi non sono una banda, sono soltanto amici che hanno voglia di divertirsi. Finiscono nel libro nero della gang perché quella sera difendono uno del Villaggio Castagnara che si trovava al bar Vintage con loro: si chiama Franco Pucci, anche lui è tra i sette finiti agli arresti domiciliari. Giacomo Pucci (non sono parenti) e Alessio Mazzi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, vogliono pestarlo, gli altri si oppongono. Sono una quindicina tra tutti e spaccano quello che trovano, le fioriere e i tavolini dei locali della piazza. Brandiscono bastoni e lanciano bottiglie.
Se la prendono con tre agenti penitenziari e li lasciano a terra dopo averli presi a calci e pugni. Ma mentre le bande picchiano i passanti prendono i telefonini e riprendono la scena, girando un film e scattando foto. Materiale che poi finisce sulla scrivania del capo della mobile Antonio Dulvi Corcione.
Soprattutto il video è un concentrato di violenza terribile, che vede come protagoniste anche le ragazze. Da qui è un susseguirsi di riunioni in procura, vertici a tre: il procuratore capo Aldo Giubilaro, il sostituto Rossella Soffio e Corcione. La storia scotta.
Il secondo round. Quelli dei Poggi in piazza De Andrè le prendono. Uno smacco che non possono sopportare. Così fanno passare due giorni e organizzano un raid punitivo al villaggio Castagnara. Ancora bastoni, tirapugni. Pure le ragazze partecipano. Un'altra rissa tra la gente, qui nessuno filma e nessuno fotografa però. In tre finiscono al pronto soccorso con brutte fratture: non è più un gioco, l'escalation di violenza è appena cominciata.
Quelli di Montignoso. La banda dei Poggi segue quello che gli inquirenti dicono essere il capo assoluto: Giacomo Pucci, 26 anni. Lui decide che lo sgarro dei montignosini non può essere ignorato. Così da capobranco affronta il nuovo nemico da solo: va al Baraonda, il discopub del Cinquale. Balla in mezzo agli alleati del Villaggio Castagnara. Proprio mentre si trova in pista la scintilla che fa scattare la rissa sfociata nell'accoltellamento di due ragazzi. Sono Franco Pucci, quello che era scampato al raid di ottobre in piazza De Andrè, e Marco Menchini, trentunenne salvato dai chirurghi. Anche per lui ieri i domiciliari: era al Vintage la sera che è cominciato tutto. Per la polizia e la procura il colpevole è Pucci, tante le prove a suo carico
. Il sostituto procuratore chiude l'indagine in sei mesi e con il rito immediato ottiene una condanna a 8 anni e 4 mesi per tentato omicidio (le ferite, dice il perito della procura Maurizio Ratti, potevano essere letali se i chirurghi non fossero intervenuti con tempestività).
Le armi. Pucci quando viene fermato nel bagagliaio della sua macchina, ha una sacca piena di bastoni e mazze.
Ma la santabarbara dei Poggi non si trova. Sono saltate fuori, grazie ai carabinieri, due pistole. Le rivoltelle erano in casa di Matteo Orlandi, un ventisettenne arrestato efinito ai domiciliari per qualche tempo. Erano sotto il letto e sono risultate rubate.
L'omertà. Ecco qual è stato il nemico degli inquirenti che si sono occupati della faida tra bande che ha sconvolto la tranquillità di Massa.
Non ci sono state testimonianze chiare, a né per il duplice delitto di Natale né per l'accoltellamento del Baraonda. E neppure per le risse che si sono susseguite da ottobre a questa tragica fine d'anno. Grazie a quei video e a quelle fotografie scattate in piazza De Andrè però Corcione e i suoi uomini hanno messo gli occhi addosso a una trentina di nomi. Spostamenti, profili Facebook e quant'altro per fare luce su questa guerra tanto feroce quanto assurda.
Indagine continua. Le richieste di custodia cautelare erano più di sette, ma non tutte sono finite sul tavolo del gip. Mancanza di prove o posizioni decisamente più sfumate. L'inchiesta però non finisce qui.
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