Il Tirreno

E Tecnomar ha già in consegna altri 6 mega yacht

E Tecnomar ha già in consegna altri 6 mega yacht

I numeri dell’azienda, altre 2 barche sono in progettazione L’ad Pacciani: abbiamo trovato un’azienda degradata

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CARRARA. Sei yacht in consegna per la fine di agosto. Tre già in acqua. Due in produzione ne due in fase di progettazione.

È questo - spiega l’amministratore delegato Stefano Pacciani - il polso del cantiere della gestione “Italian Sea Group” (una curiosità per dipingere il nuovo logo sui carri ponte e i mezzi di movimentazione ci sono voluti 200mila euro).

«Il mondo della nautica è cambiato - spiega l’amministratore delegato del gruppo - non è più il settore abituato a sguazzare nella liquidità. Oggi la carta vincente è una gestione attentissima ai costi ma che riesce ad offrire al cliente il valore aggiunto del “bello” italiano». E il bello, secondo al filosofia del gruppo, non è solo tradotto nei mega yachts ma anche nel cantiere stesse.

«Abbiamo portato via 2500 tonnellate di rottami e 500 di mobilio e materiale vari - sottolinea Pacciani - Abbiamo trovato un cantiere in degrado, con ambienti di lavoro davvero disagevoli: finestre rotte, impianti malfunzionati, cartacce e disordine ovunque, perfino la scala antincendio era piena di ruggine».

«Il lavoro più grosso è stata l’edificazione del nuovo capannone - continua - nell’aprile del 2013 abbiamo demolito l’esistente, nel marzo dello scorso anno era tutto terminato. Gli uffici e l’area di accoglienza per fornitori e armatori è stata ricavata all’interno del vecchio capannone centrale: nei primi venticinque metri abbiamo costruito tre piani, a livelli diversi. L’appalto è stato assegnato il 16 giugno scorso, la vigilia di Natale abbiamo traslocato e siamo stati pienamente operativo dopo l’Epifania».

Insomma un restyling in tempo record per cui non si è badato a spese: sono stati fatti perfino arrivare degli ulivi secolari dalla Puglia. L’ad del gruppo sulla tolda di Nca si toglie anche un sassolino dalla scarpa.

«Il cantiere ha cambiato volto, e anche i luoghi di lavoro adesso sono più accoglienti - continua l’amministratore delegato - Certo, per la nostra cultura aziendale è stato molto strano trovare in quelle condizioni un cantiere che aveva ancora 150 dipendenti e, da tempo, non lavorava: avrebbe dovuto essere tenuto a specchio, anche perché i costi di manutenzione erano comunque altissimi». Adesso la pulizia e l’ordine sono le parole d’ordine in azienda: «Io vengo da una ditta che produceva cristallo, si lavorava col fuoco, con i solventi, ma in giro era tutto perfettamente a posto».

Rigore e cura dei dettagli, questo il liet motive del “nuovo corso”.

Un’immagine che viene mutuata spesso nelle imbarcazioni: «Qui, per fortuna - sottolinea Pacciani - sono finiti i tempi dell’ostentazione, di soluzioni a dir poco azzardate come l’arredamento in legno stile baita, o quello tutto a tema religioso, che negli anni addietro ci hanno richiesto alcuni armatori, adesso si scelgono soluzioni a basso consumo dal punto di vista tecnico e sobria eleganza per gli interni».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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