Il dolore
Il pm: «Condannate il maresciallo»
Trovato con l’esplosivo nell’armadietto Mario Aloi rischia quattro anni. Il suo avvocato: «Una congiura»
MASSA. La requisitoria del pubblico ministero Alessandra Conforti è stata dura, quel sottufficiale dei carabinieri con il suo comportamento, oltre a commettere dei reati, ha danneggiato l’Arma. E per questo il sostituto procuratore al presidente del collegio Giovanni Sgambati (Fabrizio Garofalo e Antonia Aracri gli altri due giudici) ha chiesto di condannare l’ex maresciallo Mario Aloi a quattro anni di reclusione. L’avvocato dell’imputato invece ha definito illegittime alcune condotte dei colleghi (e superiori) del suo assistito, come quella di sigillare l’armadietto che utilizzava Aloi in caserma, e di aver eseguito una perquisizione senza dare possibilità alla difesa di essere presente. «Eppoi signori miei dovete spiegarmi dove sta il movente», ha concluso. Passaggio questo riferito all’esplosivo: «Visto che non lo si accusa di terrorismo, che se ne faceva di tutto quel materiale?». Ma l’accusa punta più sulla quantità delle prove.
In quell’armadietto fu trovato dell’esplosivo da cava di cui nessuno riuscì a individuarne la provenienze né a spiegarne la presenza. Era il 2009 e i suoi colleghi misero le manette ai polsi al sottufficiale. Il maresciallo scontò una ventina di giorni ai domiciliari ma non li subì passivamente, dato che si è sempre professato innocente. Presentò un esposto indirizzato alle procure di Genova e di Torino, e al Consiglio superiore della magistratura. Chiedeva, come ha fatto il suo avvocato in fase di arringa ieri in aula, chiarezza sulle modalità giudiziarie che hanno portato alla sua incriminazione. Modalità che la Conforti ieri ha sostenuto a gran voce, dettagliando i passaggi dell’inchiesta. Ed è qui che si deciderà la sorte di Aloi: colpevole o innocente.
Oltre all’esplosivo in quell’armadio fu trovato un po’ di tutto: l’imputato è accusato di aver detenuto illegalmente trentanove detonatori, una miccia a combustione lenta lunga un mezzo e mezzo, 67 cartucce, un chilo e 400 grammi di balistite in scagliette (il gup ha parlato di "munizionamento da guerra"); di aver detenuto illegalmente (e portata in luogo pubblico) una pistola semiautomatica (risultata essere stata ritrovata da un cittadino e consegnata ai carabinieri, ma mai segnalata alla procura) e di aver custodito alcune buste contenenti hashish. Secondo l'accusa tutta quella droga non era destinata ad uso esclusivamente personale. Il maresciallo, attualmente sospeso dal servizio, invece dice che si trattava di residui di stupefacente sequestrato. «Soltanto negligenza», ha continuato il legale. Aloi è accusato anche di aver alterato il verbale di consegna al laboratorio di analisi dell'ospedale di Carrara della sostanza stupefacente sequestrata nel gennaio del 2002. Il collegio ha rinviato la sentenza al primo ottobre, dopo aver dato modo al pm alle controrepliche. Non sarà una camera di consiglio semplice per Sgambati, Garofalo e Aracri. Tanti gli indizi, ma come detto il movente non c’è. E Aloi prima di questa storia era uno degli uomini migliori del comando.
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