La manifestazione
Regista morto, casa sequestrata
Nell’abitazione di un amico, successivamente indagato, era deceduto Bellandi
MONTIGNOSO. Tre mesi fa, nella notte tra l’otto e il 9 aprile, moriva il regista teatrale Riccardo Bellandi, 44 anni. A stroncare la vita all’uomo un cocktail di droghe sintetiche. Da allora l’abitazione dell’amico che lo aveva ospitato si trova sotto sequestro. Novanta giorni lunghissimi per quel cinquantenne che nel frattempo si è visto requisire anche il computer e il telefonino. La procura del resto - l’indagine è nelle mani del sostituto procuratore Vito Bertoni - sta aspettando l’esito dell’autopsia. E il medico legale si è preso ancora tempo prima di consegnare le sue conclusioni. Morale della favola: nessuno sta sbagliando, ma intanto quell’apparftamento resta sigillato e il cinquantenne, difeso dall’avvocato Dino Del Giudice, è costretto a farsi ospitare dai suoi genitori.
Ma perché ci vuole così tanto per le conclusioni del medico legale? È stato un esame difficile perché sia la famiglia della vittima sia quella dell’indagato hanno nominato dei periti. All’esame autoptico eseguito da Susanna Gamba avevano partecipato due colleghi: Stefano D’Enrico ed Elena Menconi. Il primo tutela il cinquantenne accusato di aver causato il decesso dell’artista con la cessione dello stupefacente, la seconda invece la famiglia della vittima. L’impressione dei periti che sia stato proprio l’infarto la causa del decesso, ma finché dal laboratorio non giungono i referti ancora nulla si può dire. A questo proposito la squadra mobile si è fatta consegnare le cartelle cliniche di Bellandi relative a precedenti ricoveri in ospedale. E le ha messe a disposizione del dottor Gamba. Aveva avuto qualche scompenso cardiaco il regista teatrale.
Il cinquantenne è stato iscritto nel registro degli indagati da Bertoni con l’accusa di «morte come conseguenza di altro delitto» (articolo 586). Ovvero la cessione dello stupefacente. Più un atto dovuto quello del magistrato che conduce l’inchiesta. Soprattutto perché l’indagato è il proprietario della casa dove è avvenuto il decesso. E dove c’era la droga. Da allora però quella che era la sua abitazione è off limits per lui e i suoi familiari. Ma l’avvocato Del Giudice non vuole fare polemiche: «Ci sono dei tempi tecnici da rispettare, li stiamo rispettando. Aspettiamo quello che ci dirà il medico legale anche perché siamo tranquilli».
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