Il dolore
Il turismo non va più giù camping e seconde case
Nel 2013 flessione delle presenze del 13,8% negli hotel, del 16,8% nei campeggi La Camera di Commercio: « Non è colpa della crisi, il territorio non fa sistema»
CARRARA. Ancora giù il turismo in provincia. Quello che dovrebbe essere – ed è stato - uno dei volani dell'economia locale è adesso un settore in crisi. Lo dicono i numeri contenuti nel Rapporto economia 2014 della Camera di Commercio di Massa-Carrara, che parlano di una flessione delle presenze turistiche nelle strutture ricettive del territorio, nel 2013, del 13,8%. Non va meglio con le seconde case che, nonostante continuino a rappresentare lo zoccolo duro del turismo stanziale apuano con oltre 4,5 milioni di presenze – su un totale di 6,4 milioni – l'anno scorso, hanno visto un calo del 6,1%. Dati che lasciano intendere, come la crisi turistica della provincia non sia attribuibile unicamente alla crisi finanziaria, ma anche all'incapacità del territorio di fare turismo.
La Camera di Commercio parla di “immobilismo” di fronte a un mercato turistico che evolve, modificando la domanda. «Ci si riferisce in primis – si legge nel rapporto – alle difficoltà a farsi largo, nei numeri e non certo nella qualità, di quelle strutture extralberghiere diffuse che, con investimenti importanti negli anni scorsi, hanno iniziato a pensare di riprogettare la ricettività del territorio nell'ottica di una diversificazione di qualità, con agriturismi, b&b, residenze». La perdita di competitività turistica, di fronte a un mercato nazionale che adegua l'offerta al cambiamento, unita agli effetti generati dalla crisi, amplifica le ricadute negative sul turismo apuano.
In numeri assoluti, le presenze registrate nel 2013 nelle strutture ricettive sono state poco più di un milione, circa duecentomila in meno rispetto al 2012. Il calo è stato determinato, soprattutto, dalle strutture extralberghiere – campeggi, ostelli, affittacamere - che hanno registrato una flessione del 16,8% rispetto al 2012. Stiamo parlando di circa 130 mila presenze in meno. Anche la nostrana tradizione dei campeggi, quindi, che è stata un modello precursore in Italia capace di portare oltre 2,5 milioni di presenze, generando quindi economia, sembra risentire del peso tanto della crisi economica quanto della mancata innovazione.
«La tradizione dei campeggi – si legge – si è offuscata per incapacità di innovare l'offerta. I grandi risultati ottenuti da questo modello sono un miraggio».
Va leggermente meglio il settore alberghiero dove il calo è “solo” dell'8,6%. È grazie all'aumento della componente estera che ha aumentato gli arrivi del 5% rispetto al 2012, corrispondenti a oltre 8mila presenze in più rispetto all'anno precedente. Ma la corretta valutazione della stagione turistica non può non considerare quella che rappresenta la fetta più importante del turismo apuano: quello delle seconde case.
Quasi tre quarti delle presenze sul territorio vengono, infatti, da lì: dalla sfilza di abitazioni, villette o appartamenti, dislocati perlopiù sulla costa, che nel 2001 avevano portato quasi 7 milioni di presenze. Tuttavia, molte di quelle abitazioni nel 2013 sono rimaste vuote: le presenze si sono fermate a 4,6 milioni, un terzo della domanda in poco più di un decennio. Non si arresta nemmeno l'emorragia del turismo escursionista, ossia di passaggio, che si è attestato a 17,3 milioni rispetto ai 18 milioni del 2012, trascinando quindi il totale di presenze turistiche a nemmeno ventiquattromila – erano venticinquemila nel 2012 e oltre 27 mila nel 2011.
Tutto questo, chiaramente, dal punto di vista economico, si traduce in: meno entrate e meno occupazione. La spesa turistica, nel 2013, è stata infatti di 638,8 milioni di euro, 5,8 punti percentuali in meno rispetto al 2012, e gli occupati nel settore sono stati, nel 2013, 6.480, circa 260 in meno rispetto all'anno precedente. Insomma, il turismo apuano è in discesa, anche se, c'è da dirlo, rimane ancora uno dei pochi settori nel territorio dove è possibile trovare un'occupazione.
Melania Carnevali
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