Il Tirreno

I cinesi comprano Stefan Ma è scontro sugli spazi

I cinesi comprano Stefan Ma è scontro sugli spazi

I 14 dipendenti del centro low cost di Massa in cassa integrazione. Gli acquirenti promettono 10 assunzioni e chiedono più aree. Carioli: leggi da rispettare

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MASSA. Il “gigante” del low cost Stefan è in affanno anche a Massa. La chiusura per il negozio di via Carducci è alle porte e si aspettano i nuovi proprietari, che arrivano, anche se non c’è ancora l’ufficialità, dall’Oriente.

Ad acquistare l'intero capannone, circa 1200 mq, è stata infatti una società con gambe e testa in Cina e che adesso sta aspettando che si concluda il concordato fallimentare, per acquisire e aprire un nuovo negozio. Insomma, la crisi non parla cinese e i cui imprenditori che operano in Italia continuano a fare affari, offrendo prodotti all'ingrosso, a prezzi super vantaggiosi. L’operazione è ancora blindata dal punto di vista degli aspetti legali e societari, ma il Comune di Massa sta già lavorando ai permessi e alle richieste pervenute dai nuovi proprietari. Il nodo da sciogliere sta, come avviene di consueto, nello spazio adibito alla vendita: 700 metri quadrati quelli destinati ad uso commerciale per l'immobile di via Carducci. Molti di più quelli che servirebbero all’azienda cinese per avviare al meglio la propria attività. Dalla loro parte, poi, i nuovi titolari giocano la carta del personale, per correggere il tiro sui permessi e ammorbidire l'amministrazione.

I dipendenti del negozio Stefan di Massa sono ad oggi 14, tutti in cassa integrazione: la società cinese ha accordato l'assunzione di 8 persone e ha fatto sapere al Comune che sarebbe disposta a fare di più, con almeno altre due assunzioni, se l'uso commerciale per il negozio si allargasse di qualche metro quadro. «Non è così che funziona – replica però l'assessore alle Attività produttive Gabriele Carioli – qui si parla di standard urbanistici che se mancano non possono essere concessi; in quello stabile soltanto 700 mq. sono adibiti a uso commerciale, il resto deve essere adibito a magazzino». Difficile dire in quanto tempo si concretizzerà l'affare e in che termini. Quel che pare certo è che il nuovo negozio, non avrà più il marchio Stefan, ma pare avrà le stesse caratteristiche commerciali – cioè un target di prezzi bassi e merci di qualità bassa, con qualche diversità probabilmente nelle marche, nello stesso livello di qualità dei prodotti e nei prezzi. Il che preoccupa non poco i dipendenti, visto che è stato proprio il calo dei fatturati di un certo tipo di merce definibile come “popolare”, a portare gli Stefan, una delle catene più grosse in questo segmento di mercato, verso la chiusura. Una malattia da cui Stefan, una quarantina di punti vendita in tutta la Toscana e fuori regione, non è riuscita a guarire: la vertenza iniziò nel 2012, si parlò di 19 negozi pronti alla chiusura, 14 punti vendita venduti e altri dismessi, con 250 posti di lavoro in bilico e un fatturato crollato del 30 per cento, in quasi tutte le province in cui Stefan aveva messo radici. Chissà se la cura cinese sarà la soluzione.

Manuela D'Angelo

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