Il Tirreno

«Il Distretto ha fallito, candido la Imm»

di Cinzia Carpita
«Il Distretto ha fallito, candido la Imm»

Il presidente Fabio Felici entra nella mischia: può avere il ruolo di mediatrice nel conflitto sui problemi del marmo

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CARRARA. Non a piedi tesi, ma nella mischia ci entra eccome il presidente di Imm Carrarafiere, Fabio Felici. E candida la società Internazionale Marmo Mache come mediatrice su tutte le questioni aperte nel lapideo, dal Piano paesaggistico, al regolamento sugli agri, ai canoni, alla legge reginoale 78. «Nella conflittualità in atto che investe il settore lapideo, occorre qualcuno che riesca a recuperare il ruolo di mediazione per risolvere in modo organico e una volta per tutte le quesitoni aperte. Sulla querelle con la Regione sul Piano paesaggistico, voglio evidenziare l’aspetto positivo: la compattazione fra lavoratori, imprenditori, associaizone di categoria, enti locali, con un senso di appartenenza di tutti al sistema lapideo locale, comprensoriale».

Una compattazione che però solitamente non c’è, a meno che, come in questo caso, la situazione non arrivi a un punto critico. La Imm potrebbe mettere tutti a un tavolo di ocncertazinoe costante?

«Sì. svolgendo un ruolo epr il comprensorio apuo versiliese, che in questi anni avrebbe dovuto svolgere il Distretto del lapideo, che invece come organismo so è perso in mille meandri, polverizzandosi. La Imm pul fare da collant fra chi oggi stenta a dialogare o lo fa solo in condizioni di crisi acuta. Ed è anche chiaro che la Imm è parte in causa: non tutto il comprensorio sente come proprio l’evento fieristico Marmotec, però è anche vero che l’esigenza esplosa in queste settimane ha dimostrato che il mondo del marmo è unico, e comprende le diverse componenti geografiche. Quindi la Imm potrebbe essere mediatore e contenitore, a cui tutti possano fare riferimento per porre fine alle querelle annose, in un comparto da 16mila occupati (8000 diretti più indotto). cher è il comparto industriale più importante del territorio apuano. Diversamente, qualcuno potrebbe giocare sulle divisioni e approfittarne».

Quindi niente più organismo di Distretto ma ulteriore valorizzazione della Imm?

«Secondo me è la strada da seguire, per sumerare il muro contro muro. D’altro canto, all’ultima edizione di Marmotec nella convention di tutti i Distretti della pietra a livello nazionale, erano presenti tutti meno il nostro che non aveva alcuna rappresentanza. Ciò grida vendetta, perché siamo il distretto più importante in Italia. Perciò si valorizzi ulteriormente la Imm, visto che le viene riconosciuta una certa autorità a livello settoriale. Nel Distretto è mancata una regia e con 40 rappresentanti in assemblea è diventto un carrozzone. Io offro un tavolo, quello della Imm: perché tutti vi depongano le pistole e discutano. Si appianino le divergenze, si recuperi una unità distrettuale. Un tavolo con anche la Regione (oltretutto socia della Imm), visto che avrà un peso crescente nelle questioni del marmo, dal paesaggio ai canoni. Se la Regione dovesse sancire nel regolamento il forte vincolo affinché entro il 2020 il 50 per cento dell’escavato dovrà essere lavorato in loco, dovranno essere messe in atto politiche urbanistiche e industriali per far sì che questo sia possibile. La robotica (per riprendere l’analisi fatta dall’imprenditore Paolo Borghini nell’intervista al Tirreno) non basta. E’ un discorso molto complesso.Comunque, la mia proposta va affinata, vediamo se l’auditorio la accoglierà».

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