Sicurezza
Suv pirata, il pm convoca l’indagato Spuntano nuove prove?
La jeep aveva travolto e ucciso l’avvocato Diego Prandina Forse è vicina la svolta: l’imprenditore però ha un alibi
MASSA. L’indagine sulla morte dell'avvocato spezzino di 48 anni Diego Prandina, travolto da un Suv il 15 settembre del 2011 in via dei Mori, non è ancora chiusa. Anzi, nelle ultime settimane sono emersi degli elementi che potrebbero dare la svolta che il pm Vito Bertoni e il nucleo investigativo dei carabinieri auspicano da quasi tre anni. Non c’è la pistola fumante, ma ci sono un paio di tracce che potrebbero portare a processo l’unico indagato di questa storia: un imprenditore cinquantenne che lavora nel campo della botanica. Per questo il sostituto procuratore lo ha convocato per interrogarlo. Se riuscirà a spiegare un paio di incongruenze che sono saltate fuori all’improvviso nel suo alibi si archivierà. Altrimenti scatterà la richiesta di rinvio a giudizio. Al momento siamo al cinquanta percento da una parte e dall’altra.
Due chilometri e mezzo dividono la casa dell'uomo indagato, con l'accusa di aver investito e ucciso Prandina, e via dei Mori, dove l'avvocato spezzino è stato trovato senza vita, proprio davanti alla villetta che divideva insieme alla compagna Sonia Bertolucci. Il cinquantenne in tutti questi mesi ha scelto di non parlare con nessuno, fornendo però un alibi inattaccabile. E nominando un avvocato di fiducia.
Il Suv che ha ucciso il legale spezzino è un Touareg Volkswagen. Il nucleo investigativo dell'Arma è sicuro di questo. Lo dice la traccia isolata sull'asfalto di via dei Mori: il pneumatico appartiene a quella vettura. E guarda caso l'imprenditore ha un fuoristrada identico. Di più: ha un fuoristrada con una gomma che ha lo stesso difetto di battistrada trovato nella traccia isolata dalla scientifica. La sua vettura però è stata sequestrata e portata a Roma per farla ispezionare dai Ris. Non è stato trovato nulla che possa ricondurre all'incidente che è costato la vita a Prandina. O meglio: finora non era stato trovato nulla. Perché la sensazione è che sia una prova di laboratorio a fornire un appiglio alla richiesta di rinvio a giudizio.
L'indagato (G.P., queste le sue iniziali) si è sempre difeso dicendo che la sera dell'incidente era a casa con i suoi familiari. È un piccolo imprenditore e il suo impiego ha a che fare con la botanica e il giardinaggio. Elemento questo che fa capire il peso che ha per i carabinieri il ritrovamento dei pollini di una pianta equatoriale nelle tracce lasciate dalle gomme del fuoristrada.
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