Il Tirreno

«Il Comune col marmo vorrebbe risolvere tutti i guai della città»

di Cinzia Carpita
«Il Comune col marmo vorrebbe risolvere tutti i guai della città»

L’imprenditore Borghini: la filiera c’è e la robotica aiuta. La Regione dice di non preoccuparci, spero sia così altrimenti ci difenderemo

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CARRARA. Le reazioni alle dichiarazioni del sindaco Angelo Zubbani nell’intervista al Tirreno sulla questione marmo, arrivano e sono al veleno.

Oltre a un’analisi complessiva della situazione dopo che il consiglio regionale ha adottato il Piano paesaggistico che include anche le cave carraresi, Zubbani ha annunciato «un inasprimento dei tributi» per i cittadini, assendo venuta a mancare una parte dell’introito previsto del marmo: 8 milioni fra il 2012 e il 2013, che nel bilancio di previsione 2014, ha detto il sindaco, dovranno essere trovati con una manovra cuscinetto.

Uno fra i più noti imprenditori del settore lapideo e socio di Assindustria, Paolo Borghini (con cave di marmo pregiato Calacatta e di Bardiglio), ribalta tutto: «Il sindaco ha rotto il tavolo della trattativa, e secondo me è il Comune a non cercare l’accordo.

Un Comune che con il marmo vorrebbe risolvere i problemi di bilancio e i problemi della città. Non può sempre essere data la colpa agli imprenditori del marmo: questo vuol dire mettere la città contro il comparto. Io sono un cittadino di Carrara, vivo qui, estraggo blocchi, che per l’85% faccio lavorare da aziende locali».

La Regione vorrebbe che entro il 2020 il 50% dell’escavato fosse lavorato in loco. E’ possibile?

«Secondo me c’è già tanto materiale da lavorare in loco, quello di terza o quarta scelta, difficile da mettere sul mercato internazionale. La Regione deve dare opportunità, per poterlo utilizzare nell’arredo urbano. Invece, nel Piano Paesaggistico, il cui testo sarà al nostro esame, pone le cave come un rischio per il paesaggio. Io, non vorrei che il marmo si macinasse e faccio la mia parte, producendo blocchi. Il marmo può essere trasformato bene, rallentando anche la produzione di scaglie. Ma la Regione non vuole parlare con noi, la politica nemmeno. Anzi, la politica mette la città contro noi imprenditori. Alle cave si taglia il marmo, si produce, questa è una realtà che per Carrara è vita. Perché allora sarebbe stata realizzata la via dei marmi se le cave non fossero così importanti epr il territorio? E i turisti non vengono a vedere i monti, ma le cave».

Sì, ma questo 50 per cento da lavorare in loco? La filiera? Sono possibili?

«Ma la filiera c’è. Non ci sono più le tagliablocchi per gli informi, e ci sono meno telai perché quelli moderni vanno più veloci, ma c’è ora soprattutto la robotica. Credo che Carrara propenda per il design e per la robotica. Basta creare opportunità. Delle 900mila tonnellate di blocchi che si estraggono all’anno localmente, almeno il 20, 30% di questi, le aziende locali della trasformazione non li vogliono perché difettati o non adatti ai mercati internazionali. E anche in passato Cararra ha sempre lavorato solo il 30 per cento circa di tutto l’escavato locale. E sono strasicuro che il marmo più pregiato, i blocchi più belli vengono trasformati in loco. La filiera? Franchi, la Sagevam, La Facciata.... potrei fare un elenco di aziende che la fanno. E nella filiera ci vanno messi anche gli autotrasportatori e altri anelli della catena lapidea. Insomma, non si può pretendere che tutti facciano tutto. E oggi ci sono novità importanti con la robotica che apre una visione più ampia: i telai sono un segmento della lavorazione, fanno lastre, i robot possono lavorare anche i materiali di scarto. Ecco perché bisogna definire bene cosa si intende per “lavorato”.

Si dice che alcune aziende non riescono ad avere blocchi da lavorare, perché vengono anzi esportati dalle cave, è così?

«Tutto ci può stare, ma il mio cancello è sempre aperto, e so che i laboratori stanno lavorando a palla. Magari, le grosse partite per Africa e Cina sono di materiale che il comprensorio apuo versiliese non vuole lavorare, ma non si può dire che qua la filiera non esiste. Il settore del marmo ama le cave, altro che esplosivi o dentifrici. Io produco blocchi, e gli unici che ho mancato in Cina (alcuni), li avevo nel piazzale da anni, Qualcuno aveva pure cambiato colore».

Cosa dice al Comune e alla Regione?

«Al Comune dico che non va data la colpa alle imprese dle marmo se i cittadini avranno più tasse. Dico che da 4 anni attendo una variante d’uso per una vecchia segheria che ho acquistato: vorrei realizzarvi dei posti letto per giovani (per almeno una trentina di studenti) che vengono ad imparare qui come si scolpisce il marmo, ma pare che sia complicato con il piano regolatore. Al Comune dico anche che io per la mia città partecipo a Marble Weeks, noi aziende aderenti all’evento paghiamo anche cinquemila euro di suolo pubblico, ma se fare queste cose per la città, secondo il sindaco non è sufficiente, allora a Marble Weeks io non partecipo più. Alla Regione dico che se con il Piano paesaggistico o con la riforma della legge 78 dovessero chiudere cave in Versilia perderemmo peso anche a Carrara, ci perderebbe tutto il comprensorio. La Regione, l’assessore Marson, dicono che non dobbiamo preoccuparci, spero sia così. Ma se non sarà così ci difenderemo. E se con le nuove norme sarà perso anche un solo posto di lavoro, sarà pure colpa dei sindacati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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