Sicurezza
I frati Cappuccini lasciano il convento di Pontremoli
La partenza degli ultimi frati dovrebbe avvenire in agosto o settembre Caduti nel vuoto gli appelli e i tentativi del sindaco e del vescovo Santucci
PONTREMOLI. Pontremoli si prepara a dire addio ai Cappuccini? Sembra ormai certo che dopo quattro secoli di presenza i Cappuccini stiano per lasciare Pontremoli chiudendo lo storico convento che si affaccia sulla città.
Il 25 giugno scorso si sono infatti ritrovati il superiore provinciale dell’Emilia Romagna, di cui Pontremoli fa parte, e i frati della comunità locale. Nell’incontro è emersa la decisione, che pare perentoria e non più revocabile. La partenza dei frati (quattro all’inizio dell’ultimo triennio ed ora tre) dovrebbe avvenire tra agosto e settembre, quando nei conventi si saranno formate le nuove fraternità. La struttura conventuale pontremolese, che negli ultimi quattro decenni è stata più volte modificata e in molte parti rifatta ex novo (si pensi al recente recupero della vasca artistica esterna realizzata dallo scultore Riccardo Rossi), con grande dispendio di denaro, si pensa possa essere destinata ad uso dei poveri, soprattutto immigrati, rifugiati e profughi. A nulla sono valse le ragioni addotte per cercare di mantenere la presenza dei Cappuccini: il sindaco, Lucia Baracchini, ha trovato gli emissari provinciali ‘irremovibili’, così pure il vescovo Giovanni Santucci, che aveva provato a perorare il mantenimento della presenza per il bene dei fedeli e del clero della diocesi. Una storia lunga, come accennato in premessa, quella che lega Pontremoli con il convento.
Un legame creatosi anche grazie al servizio attivo reso dei frati alla popolazione, fatto di predicazione, amministrazione dei sacramenti, soprattutto confessione, assistenza ai malati nell’ospedale, disponibilità alla collaborazione con il clero secolare o anche alla sua sostituzione nelle parrocchie. E non si contano le vocazioni missionarie maturate tra i cappuccini di origine lunigianese, presenti in Australia, Turchia, Repubblica Centrafricana, limitandoci a quelli facenti capo all’ex provincia monastica di Parma. Non può essere ignorato l’associazionismo francescano: i Cordigeri, gli Amici di San Francesco, gli Amici di Padre Pio, con un’intensa attività di servizio in tutti i campi. Tante le iniziative di formazione e di preghiera: la cura spirituale delle congregazioni religiose femminili per ritiri, esercizi, direzione spirituale; l’accoglienza e la disponibilità all’assistenza spirituale ai pellegrini (anche più di un migliaio ogni anno) lungo la Via Francigena verso Roma o verso Santiago di Compostela, ma anche lungo la Via degli Abati o la riscoperta Via di San Francesco dalla Francia ad Assisi. Infatti una parte dell’edificio è stata destinata all’accoglienza dei gruppi religiosi o di singoli pellegrini con un potenziale di 30 posti disponibili. (r.s.)
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