Il Tirreno

Dal bianco al rosso: parla la mostra “Amore”

Dal bianco al rosso: parla la mostra “Amore”

Curata da Francesca Nicoli, si inaugura domani in piazza XXVII Aprile e negli ex studi di architettura: spazio a giovani artisti che lavorano a Carrara

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CARRARA. Fra marmi chiari e il rosso appeso al cielo che racconta una muta “preghiera”, «l’amore, il più bisognoso dei sentimenti si srotola sul pavimento e si dichiara». Così Francesca Alix Nicoli ha pensato e curato la mostra collettiva intitolata proprio “Amore”, che si inaugurerà domani alle 18,30 in piazza 27 Aprile e nei laboratori Nicoli (ex studi di architettura), nel contesto di Marble Weeks. All’apertura saranno presenti rappresentanti del Comune, della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, di Carrarafiere, di Assindustria, dell’Accademia di Belle Arti. Una mostra che è anche un ponte verso Convivere che da settembre parlerà di Africa. Infatti ci sono le opere dell’egiziano Mohammed Naguib: sculture in solo legno o armonizzate con il marmo e con interventi a foglia oro e colore.«Quest’anno abbiamo dato spazio ai giovani artisti che lavorano a Carrara», spiega Francesca Nicoli, mentre passa sotto stracci appesi a un filo nella piazza: dal bianco candido al rosso. «Un’idea di mia sorella Carola. Un “filo rosso” che collega le opere con basamento in Rosso Verona». E c’è anche il rosso della fiammante Alfa Romeo 1750. Sembra prevalere un’indea al femminile e invece la mostra va oltre.

Si cammina fra le opere di Cagdas Sari, Carola Nicoli, Renata Ruffilli e il “pezzo forte”: frammento marmoreo attribuibile a Käthe Kollwitz: «una maternità – racconta Francesca Nicoli – ritrovata mentre facevamo ordine nel nostro storico laboratorio. Pensiamo possa essere attribuita alla grande scultrice tedesca di inizio Novecento che nel 1907 fece un viaggio a Carrara e che artisticamente celebrò la Lega Spartaco repressa da Hitler. Quell’arte espressionista tedesca messa al bando da Hitler, trionfa nella scultura della Kollwitz, in quella grande madre sconsolata per la perdita di un figlio. Nell’ex studio di architettura, le creazioni di Sari: piccolissime, avvolte in fasce, una ricerca dell’identità. Nel laboratorio, il bianco si tinge di rosso, ancora una volta. In un concerto di forme. «Non è una mostra retorica – dice Francesca Nicoli – mentre torna all’aperto, e si ferma ad ammirare una rotonda forma di cemento, con niente sopra, che la emoziona». Occorre guardare con occhi che guardano dentro. Nel laboratorio, c’è anche una ritrovata testa di Lincoln: «Se abbiamo il modello, vuol dire che fu fatta un’opera...». La mostra sarà aperta fino al 20 settembre dal lunedì al venerdì dalle ore 7 alle 16 e il sabato dalle 21 alle 23. Chiusura totale nel periodo 8-24 agosto.(c.car.)

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