Il Tirreno

Studio sperimentale per i tumori all’utero

di Melania Carnevali

Il dottor Alessandro Ghelardi sta portando avanti il progetto sui vaccini Grande attenzione della comunità scientifica a questo piano della nostra Asl

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MONTIGNOSO. Ai piedi delle Apuane arriva una scoperta in campo medico destinata a far parlare di sé. È il frutto del Progetto SperAnZa, unione di sperimentazione clinica anti Hpv Zona Apuana, ma che di fatto rappresenta anche l'obiettivo del progetto stesso: la speranza di debellare per sempre l'infezione da papilloma virus umano, infezione che, in una minoranza di casi, provoca delle lesioni a livello del collo dell'utero che possono progredire – se non curate – verso forme tumorali. Per prevenire questa infezione – che si contrae con i rapporti sessuali - esiste già un vaccino, che fino adesso, però, veniva somministrato solo per la prevenzione.

Lo studio sperimentale condotto da Alessandro Ghelardi – e parte integrante del progetto dell'Azienda Usl1 di Massa Carrara dell'Ambulatorio vaccinale per patologie Hpv correlate - invece vuole dimostrare che esso, il vaccino, si possa somministrare anche nella fase post-operatoria, per prevenire la ricaduta. La letteratura medica, infatti, dimostra che il tasso di malattia dopo l'operazione – quindi la recidività- va dall'1 al 21%. Numerosi gli studi condotti per diminuire la ricaduta e adesso la risposta potrebbe arrivare proprio dall'azienda sanitaria apuana. I primi risultati preliminari dello studio sono stati presentati in occasione del XV Congresso mondiale di colposcopia e patologia cervicale svoltosi a Londra a maggio e ha già suscitato l'interesse di alcuni centri di riferimento oncologici italiani, prospettando la possibilità di uno studio multicentrico. Tutto parte dal 2013, quando l'azienda sanitaria apuana approva il progetto clinico dell'ambulatorio vaccinale all'interno del reparto di ginecologia e ostetricia, all'interno del quale prende subito avvio lo studio SperAnZa. Il fine era verificare se la vaccinazione anti Hpv, somministrata dopo l'intervento chirurgico per patologie pre-tumorali della cervice uterina – causato dal papillomas virus - potesse diminuire il rischio di malattia. Lo studio è stato effettuato sulle pazienti del reparto che hanno avuto l'intervento. A un gruppo è stato somministrato il vaccino, a un altro no. Il risultato è che 8 delle 71 pazienti del secondo gruppo hanno sviluppato ricaduta contro una sola del primo gruppo. «I nostri risultati preliminari – spiega Ghelardi – suggeriscono che l'utilizzo di questo vaccino post intervento operatorio può avere un ruolo chiave nel prevenire le recidive di malattia. Questi risultati potrebbero influire notevolmente sulla gestione post chirurgica aprendo sbocchi a nuove indicazioni. Ulteriori dati sono necessari per confermare l'utilità del vaccino e saranno disponibili al termine dello studio».A presentare i risultati di questa prima fase dello studio, ieri mattina, tutto lo staff medico che ha collaborato al progetto: Paolo Migliorini, direttore del dipartimento materno infantile, Roberto Marrai e Paola Bay, ginecologi del Dmi, Andrea Cavazzana, direttore dell'unità operativa di anatomia patologica, Giuseppina Ghiselli, direttrice unità operativa di igiene, Stefania Lombardi, responsabile laboratorio immunologia - mancava all'appello Donatella Romagna, responsabile consultorio Zona Apuana. Presente anche il direttore sanitario, Maurizio Dal Maso, che si è complimentato. «Questo dimostra – commenta - che l'innovazione non la fanno le risorse economiche, ma quelle umane».

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