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L’inchiesta

Indagato il marito della donna ferita

Indagato il marito della donna ferita

MONTIGNOSO. Ha dovuto subire un secondo intervento nella tarda serata di mercoledì, ma adesso le condizioni della donna di 46 anni finita all'ospedale con una ferita da arma da fuoco all'addome...

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MONTIGNOSO. Ha dovuto subire un secondo intervento nella tarda serata di mercoledì, ma adesso le condizioni della donna di 46 anni finita all'ospedale con una ferita da arma da fuoco all'addome stanno lentamente migliorando.

Si trova ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale Cisanello di Pisa e non è in pericolo di vita. Anche se non può essere interrogata dalla polizia. Il mistero sull'episodio, avvenuto l'altro ieri in una casa al Pasquilio, quindi resta. Anche per gli inquirenti che non possono al momento escludere nessuna delle ipotesi formulate nell'immediatezza. Ovvero: quasi sicuramente si tratta di un tentato suicidio, ma non è detto che sia così. Non si può escludere cioè che sia stata un'altra persona a premere il grilletto.

Proprio per questo le attenzioni si concentrano sul marito, per due motivi: era in casa con la moglie, anche se quando è successo il fatto era in un'altra stanza; è lui il proprietario della rivoltella. Sarà iscritto sul registro degli indagati e quindi dovrà nominare un avvocato. Deve rispondere dell'omessa custodia dell'arma (era anche carica) e soprattutto deve spiegare perché quando ha cambiato residenza non lo ha comunicato alla questura. La pistola risultata a un altro indirizzo, non doveva essere al Pasquilio.

Una dimenticanza che se non succede nulla si risolve in via amministrativa, ma se qualcuno si fa male scatta il penale. Un passaggio quello legato all'indagine sull'uomo che il pm titolare dell'indagine Vito Bertoni reputa più un atto dovuto che altro. Ma che nello stesso tempo apre il campo a una serie di accertamenti di garanzia nei confronti dell'indagato che potrebbero anche rivelare quello che al momento appare improbabile.

In attesa di interrogare la quarantaseienne - solo lei può confermare la versione del marito - intanto ci sono da valutare i rilievi effettuati dalla scientifica della squadra mobile. Gli agenti di Antonio Dulvi Corcione hanno isolato alcune tracce che "parleranno" tra qualche giorno.

E queste tracce portano al gesto autolesionistico. Anche se non in maniera inconfutabile come vorrebbe la procura e quindi per non restare spiazzati in futuro gli inquirenti cercano prove anche per dimostrare che la donna è stata vittima di un'altra persona. Da escludere invece che sia partito un colpo accidentalmente.

Il marito comunque finora ha convinto, sia quando ha spiegato quello che era accaduto e sia quando si è trattato di soccorrere la moglie. Pm e squadra mobile non scorgono nulla di anomalo nel comportamento dell'uomo. Era in un'altra stanza quando lei ha preso la pistola e si è sparata un colpo all'addome. Lui le ha prestato le prime cure e poi ha chiamato il 118. La pistola aveva altri proiettili, se voleva ucciderla poteva premere ancora il grilletto. "Avrebbe eliminato una testimone e avrebbe avuto almeno una possibilità di farla franca", si lascia scappare di bocca uno degli inquirenti. Resta quella macchia della mancata comunicazione del cambio di residenza che invalida il permesso di detenere il revolver. Ma è davvero poca cosa per trasformare una persona in un potenziale uxoricida.

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