Il dolore
Teschio nel tricolore: mostra choc a Carrara
A Marble weeks Gianluca Maggiani dipinge la Morte dell’Italia
CARRARA. Una bandiera d’Italia. Dal verde e il rosso carico, che si stagliano su una tavola di un metro per un metro. Tecnica mista, colori vibranti. Nel mezzo un teschio nero, con le colate, nere, della decomposizione. Irrompe con tutta la sua forza, come un pugno allo stomaco “La morte dell’Italia”, il quadro dell’artista carrarese Gianluca Maggiani che campeggia all’interno di una picocla mostra originalissima dal titolo “Marmo in guerra”. Nel fondo tutto dipinto di bianco di palazzo Corsi, nella centralissima piazza Alberica, una delle tante perle della lunga e preziosa collana di Marble weeks. Un allestimento semplice, tutto da scoprire. Appese alle apreti solo 17 fotografie, firmate da Paolo Maggiani, realizzate lungo la linea gotica. Accanto i testi poetici di Roberto Maggiani, a documentare, anche con le parole, le tracce dell’ultima guerra mondiale in luoghi tanto vicini a noi. I buchi delle pallottole nelle statue, i versi e, a rendere l’impatto con la morte, con la guerra, ancora più tangibile, l’opera di Gianluca.
«Ho dipinto questo quadro alcuni mesi fa, in un momento particolare in cui arrivavano segnali di incertezza e di preoccupazione dalla politica e dall’economia - spiega Maggiani - Mi sono chiuso in casa e ho voluto fare questa opera per me: un tricolore con la morte nel cuore. La fine dell’Italia». E la particolarità della tavola di Gianluca Maggiani è proprio questa: la sua opera non è in vendita. «Questo quadro rappresenta anche tutte le difficoltà personali, di artista, a vivere e a trovare spazio per la mia opera - sottolinea - in un momento così drammatico per tutto il paese».
E così il teschio sul tricolore, non è per Gianluca Maggiani come un oltraggio alla bandiera, ma un canto del cigno per l’italianità. La rappresentazione di una crisi di valori che parte proprio dal cuore del paese. Un segnale forte. E non è il solo in questa piccola e interessante mostra. Basta osservare con attenzione le fotografie: in una, crivelllati dai colpi, i busti di due soldati abbracciati, in bianco e nero. Il titolo: «I soldati, la morte, gli amanti». Nei versi, affissi accanto, un messaggio contro l’omofobia: «La pietà - si legge - è nelle dita che sorreggono l’amico morente, forse l’amante». Dalle immagini della linea gotica la forza di un’immagine che, coglie nel segno e tocca, con i tasti lievi della poesia, un tema forte come quello dell’omofobia. Sullo sfondo la poesia di una mostra piccola, ma sicuramente da vedere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
