Il dolore
Pompe a S. Caprasio, si va avanti tra le proteste
Sei famiglie attendono il verdetto sul loro ricorso del Tribunale delle acque ma l’appalto è stato già fatto
AULLA. Mentre il quotidiano "Avvenire" ha dedicato alla questione un articolo nei giorni scorsi, arriva una doccia fredda per le sei famiglie aullesi che guardano con apprensione ai lavori in corso sulla sponda sinistra del fiume Magra.
I lavori sono quelli per la realizzazione del nuovo argine e le sei famiglie vivono di fronte all'abbazia di san Caprasio, dove è previsto che venga realizzata la stazione di pompaggio delle acque bianche e nere, inserita nel progetto per il nuovo argine. Un incontro sul tema si è svolto martedì 1° luglio, presso il municipio aullese, alla presenza dell'ingegner Giovanni Massini, responsabile di settore per la prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico della Regione Toscana, il quale non ha potuto fare altro che sottolineare che i lavori sono appaltati da tempo e il programma non può essere cambiato, assicurando, però, che le vasche che vanno a formare la stazione saranno interrate e saranno visibili soltanto i tubi.
Quindi, tramontano quasi del tutto le speranze che la stazione di sollevamento delle acque bianche e nere possa essere spostata più giù, verso la zona dove sorgevano le scuole medie. Ma un'ultima spiaggia c'è ed è rappresentata dal Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma. Infatti, le sei famiglie non sono rimaste inerti, hanno messo mano ai rispettivi portafogli, tirando fuori circa 10mila euro, e hanno incaricato un legale, l'avvocato Daniele Granara, di tutelare i loro diritti nella vicenda. Inizialmente il ricorso dei cittadini era stato rivolto al Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, ma i giudici amministrativi, circa un anno fa, avevano risposto che a decidere in merito non può essere il Tar, ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma. Ed ora questi cittadini attendono la sentenza, prevista per novembre. All'incontro di martedì, a cui ha partecipato anche il sindaco di Aulla, Silvia Magnani, ovviamente erano presenti i rappresentanti delle sei famiglie e uno di loro, il signor Paolo Di Marco, ha voluto fare alcune precisazioni in merito: «Vogliamo sapere quali sono state le valutazioni che hanno indotto la Regione Toscana a scegliere proprio la zona di fronte all'abbazia di san Caprasio per dislocarvi la stazione di pompaggio. Non vogliamo dire che abbiano sbagliato qualcosa, ma soltanto sapere il perché di tale scelta. Inoltre, è nostra intenzione coinvolgere Legambiente sul fatto che le vasche, nel caso in cui al loro interno dovesse superarsi la capienza, andrebbero a scaricare direttamente nel Magra, come è nostra intenzione contattare il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini». Paolo Di Marco torna ad aggiungere, poi, considerazioni molto concrete: «Siamo preoccupati, non c'è dubbio, per la puzza che potrebbe crearsi, ma non solo. Non è giusto che questi tre vasconi vengano costruiti davanti all'abbazia di san Caprasio, senza contare che le nostre case subiranno sicuramente un deprezzamento». Ricordiamo che il ricorso al Tar era stato proposto da Roberto Paolo Biagini, Adelia Musetti, Dario Adriano Baldassini, Monica Mondini, Fabio Mondini, Renata Baccini, Paolo Di Marco, Sabrina Murena e Giuseppe Argento, con il fine di ottenere l'annullamento della determinazione del dirigente del settore ambiente-energia della Provincia di Massa-Carrara, con cui si annunciava la conclusione del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto di adeguamento del muro d'argine in sinistra idraulica del fiume Magra nel tratto compreso fra le confluenze con il Taverone e l'Aulella, in particolare nella parte in cui ha localizzato la stazione di sollevamento nell'area cosiddetta "dell'ex mattatoio comunale", nelle vicinanze del ponte per Podenzana.
Gianluca Uberti
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