Finanza
Baccioli: vogliamo solo certezze
Gli industriali del lapideo: «Non abbiamo nessuna intenzione di estrarre di più»
CARRARA. Una cosa è certa: gli industriali del marmo avranno pure tante esigenze ma non quella di aumentare i quantitativi di “bianco” che dal monte scendono al piano. Almeno in questo frangente. Non è questo l’aspetto che impensierisce il mondo dell’impresa lapidea, dopo il via libera all’approvazione, e quindi all’adozione da parte del consiglio regionale toscano, del nuovo Piano paesaggistico, un potpourri di prescrizioni in cui dentro ci sta tutto: dalle norme che regolano le superfici di vendita della Grande distribuzione Organizzata alle cave, appunto.
Piano approvato, girandola di commenti, mal di pancia dei giorni scorsi patiti da tutti coloro che chiedono pane alla pietra (mondo datoriale e cavatori), ma da domani non cambia nulla. «Perché ci sono le norme di salvaguardia – precisa Loris Rossetti, consigliere regionale del Pd – E poi ci sono 90 giorni di tempo, durante i quali chiunque può inviare le proprie osservazioni». Possono farlo cittadini, imprenditori, associazioni, chiunque.
Partiamo dal mondo politico: Rossetti si dichiara molto soddisfatto. «Perché – dice – la Regione si dota di un Piano paesaggistico: si tratta del resto di un obbligo. Non capisco quali siano le preoccupazioni degli industriali. Semplicemente, tutte le cave saranno sottoposte ad un vincolo paesaggistico, che significa rispetto dell’ambiente. Li sfido a trovare un solo articolo del Piano in cui si fa accenno alla chiusura delle cave. Nessuna cava verrà chiusa: né dentro né fuori del Parco».
Gli imprenditori confessano di non avere ancora capito che cosa s’intenda per «vincolo paesaggistico»: non sono i soli; ma il loro punto di partenza è da tutt’altra parte. La premessa per loro è: le cave fanno parte o no del paesaggio? «Perché se ne fanno parte – spiega Giuseppe Baccioli, presidente dell’Assindustria apuana – hanno diritto di esistere, se non ne fanno parte devono invece essere chiuse».
Confindustria aspetta di avere tra le mani il testo del neo Piano, poi farà le proprie osservazioni. «Vogliamo capire quali sono le parti intoccabili del paesaggio. E di conseguenza, quali attività si possono fare – continua Baccioli – e quali no. Rispetteremo le regole, che però dovranno essere certe e non cambiare di volta in volta. E bisogna essere consapevoli che una cava varia per definizione». Altro capitolo: le cave dismesse. «Non capisco tanto furore – aggiunge Baccioli – a difesa delle cave dismesse. Furore deve esserci per le cave dismesse e ormai naturalizzate. E sia chiaro: i quantitativi di marmo che scendono dal piano sono in evidente contrazione. Non c’è alcuna volontà spasmodica da parte nostra di moltiplicarli. Noi abbiamo solo bisogno di contare sul fatto che se pianifico un investimento che dura 6-7-8 anni, non c’è rischio che domani arrivi qualcuno a chiudermi l’attività».
Giovanna Mezzana
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