Attenzione
«La Regione riconosca le cave come paesaggio»
La serrata culmina in Comune: alcune centinaia di lavoratori del monte di Massa Carrara e Versilia e gli imprenditori pronti a marciare su Firenze
CARRARA. Cavatori della Versilia e di Carrara uniti, con gli imprenditori delle cave, per dire no al Piano paesaggistico come lo ha concepito la Regione. Ieri, a poche ore dall’inizio del consiglio regionale con all’ordine del giorno l’adozione del Piano (Pit, ovvero piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico), alcune centinaia di lavoratori hanno invaso pacificamente la sala riunioni del Comune, assieme al presidente di Assindustria, Giuseppe Baccioli, e ad altri imprenditori del lapideo. Nella seconda giornata di serrata indetta dalle associazioni di categoria, si è fermato anche buona parte del settore trasformazione, cioè laboratori e segherie del piano. «E’ così, – ha detto l’imprenditore Alessandro Caro – a parte qualche contoterzista, la maggiori aziende non hanno lavorato». Difficile avere una stima esatta, considerando anche certi malumori fra il mondo delle cave e quello del piano che vorrebbe più blocchi da lavorare rispetto a quelli che vengono direttamente esportati grezzi. Ma le cave erano deserte. Oggi riprende il lavoro, ma con la condizione che se la Regione non andrà incontro alle richieste degli imprenditori, scatteranno ulteriori azioni di protesta, non esclusa una “marcia” su Firenze. «Ma se bisogna andarci, – ha sottolineato Baccioli – si dovrà essere in tanti, in 5.000. Con la mobilitazione di tutta la città». Una situazione per alcuni versi anomala: cavatori a fianco dei datori di lavoro. Cavatori che criticato i sindacati confederali. Cgil e Uil in particolare hanno preso le distanze dalla protesta in atto.
La mattinata comincia con l’assembramento dei cavatori davanti al Comune. Poi arrivano gli imprenditori. Alessandro Caro, ex presidente di Assindustria, dice: «Abbiamo voluto accendere i riflettori sul problema, e se la Regine adotterà il Piano, daremo un’altra scossa. Il 15 giugno c’è un altro consiglio regionale, avevamo chiesto che il voto sul Piano slittasse a quella data per avere il tempo di ragionare: ci hanno detto di no. La serrata ha coinvolto anche l’80% del piano». Salgono tutti nella sala comunale. Un altro ex presidente di Assindustria apuana, Gino Mazzi, insiste con i colleghi: «Va chiesto il riconoscimento che il territorio a monte è antropizzato, cioè che le cave servono all’uomo, che sono connesse con il valore socio economico del territorio».
Baccioli parla ai cavatori: «Siamo contro un Piano che nella sua filosofia non tiene conto che le cave sono parte del paesaggio», e critica il «modo superficiale con cui è stato fatto il piano, che avrà un impatto gravissimo per Carrara. Ci rivolgiamo anche alle istituzioni e ai cittadini per far capire l’importanza economica che hanno le cave per il territorio. La nostra protesta continuerà finché il Piano non sarà profondamente modificato. Non accettiamo che la Regione ci cancelli dall’economia e dal territorio». Parla Anselmo Ricci, presidente della cooperativa cavatori Gioia: «Si parla di cave solo in maniera critica, eppure le coltiviamo da 2000 anni, ci rappresentano nel mondo, anche come sacrificio di vite. La Marson, ambientalista, ha fatto questo Piano, e non siamo stati ascoltati. Ma diamo fiducia ai politici che si sono impegnati per apportare modifiche». Cita il segretario regionale dei Pd Dario Parrini e consiglieri regionali (Rossetti e Pellegrinotti). Primo obiettivo, far emendare le norme di salvaguardia ritenute ingessanti per le cave, nella fase transitoria fra l’adozione e l’approvazione del Pit. Fase che, ha detto Chiara Grassi della Lega cooperative, durerà circa sei mesi, perché la Regione vorrebbe varare il Piano entro dicembre: ci saranno audizioni. «Il Pic deve considerare le cave come paesaggio». Oggi cessa la serrata, «ma restiamo vigili. E il Comune non è contro di noi», dice Ricci rispondendo ai cavatori che chiedono come si sia arrivati a questo punto.
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