Il Tirreno

«La protesta non fa gli interessi del territorio»

«La protesta non fa gli interessi del territorio»

La Cgil apuana: il piano non mina il settore estrattivo, lo regolamenta per una occupazione diffusa

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CARRARA. «La protesta che ha preso forma in questi giorni alle cave è dettata da ragioni che non condividiamo. Si tratta infatti di una protesta rivolta contro i lavoratori e contro uno sviluppo volto a creare maggiore occupazione».

Questo l’intervento della segreteria provinciale della Cgil che prende le distanze dalla serrata contro il Piano paesaggistico regionale come è stato delineato finora.

«Si sono sentite davvero tante voci che sinceramente ci appaiono sconcertanti, – afferma il sindacato confederale di Massa Carrara – voci che parlano di filosofia di un piano e non entrano mai nel merito delle questioni poste sul tappeto. Un piano che a nostro avviso non mina assolutamente la sussistenza e la centralità del settore estrattivo, semmai la regolamenta per permettere una occupazione più diffusa che abbia ricadute sul territorio».

Secondo il sindacatom Cgil, «Evidenziare che entro il 2020 si debba puntare a mantenere sul territorio almeno il 50% della lavorazione, quando oggi siamo intorno al 20% dell'escavato, ci pare un bel passo in avanti verso un'economia di filiera che tanto sta faticando ad emergere. Allo stesso tempo pensiamo sia necessario un equilibrio tra economia ed ambiente, senza penalizzare il lavoro. Il piano sotto questo aspetto ci sembra che stia coniugando bene i due interessi, ma insomma davvero possiamo pensare che sia negativo nella sostanza un provvedimento che mira a rafforzare la filiera corta, la creazione di un marchio e una maggior tracciabilità dell'escavato?».

«Certo – prosegue la Cgil apuana – se poi qualcuno pensa che è lesa maestà ragionare di come creare maggior occupazione sul territorio coniugando interessi economici e salvaguardia ambientale, allora si prosegua su questa falsariga. Noi pensiamo piuttosto che questo territorio non abbia bisogno di queste sterili contrapposizioni, bensì serva affrontare le questioni che si pongono con lo spirito di chi intende lavorare affinché ci siano delle soluzioni nell'interesse di tutta una comunità e si smetta di ragionare nell'ottica di una difesa ad oltranza di interessi particolari, che spesso – conclude il sindacato – non coincidono con quelli del territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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