Il Tirreno

A Rossi 80mila firme contro “la distruzione delle Apuane”

Le hanno consegnate i rappresentanti delle associazioni in difesa del parco. Il governatore: ne terrò conto

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CARRARA. 80mila firme raccolte sul sito Avaatz.org per fermare la “distruzione delle Alpi Apuane”. Le hanno consegnate nelle mani del presidente della Regione Enrico Rossi i rappresentanti delle associazioni che si battono a difesa del parco delle Alpi Apuane. Ieri pomeriggio, davanti alla sede del Consiglio regionale, hanno infatti voluto dar vita ad una accorata rimostranza contro il nuovo piano paesaggistico che dovrebbe essere discusso e approvato oggi dall'assemblea toscana. «Terrò conto delle vostre richieste - ha detto Rossi ai circa sessanta delegati delle associazioni ambientaliste arrivati a Firenze, Carrara, Massa, Lucca, e dalla Versilia - le Alpi Apuane sono un territorio che ho a cuore e che conosco molto bene». Una risposta, che, seppur sia sembrata far accenno a una piccola possibilità di modifica del testo, è stata però liquidata come troppo "timida" e "sbrigativa”, da gran parte dei manifestanti che al governatore toscano non perdonano il suo passo indietro rispetto all’accordo sul nuovo piano paesaggistico raggiunto a gennaio, che riscuoteva allora il parere favorevole di tutte le associazioni ambientaliste. «Sei mesi fa - spiega Rosalba Lepore, portavoce di “Salviamo le Apuane” - veniva messa nero su bianco, all’interno del piano, la graduale chiusura di tutte le cave di marmo presenti all’interno del parco: oggi però in Consiglio regionale arriva un testo stravolto, che oltre a permettere la prosecuzione delle attività delle attuali cave, stabilisce anche la possibilità di una riapertura dei siti estrattivi chiusi da oltre 20 anni. Se confermato, significherebbe la condanna definitiva dell’intero parco». E’ soprattutto però contro gli esponenti, sia della maggioranza di centrosinistra che dell’opposizione, che hanno votato all’unanimità in commissione Ambiente del Consiglio regionale, il nuovo testo base del piano paesaggistico, che si scagliano i rappresentanti della associazioni ambientaliste: «Finiamola col dire - attacca Ildo Fusani del Movimento Salviamo le Apuane - che attraverso il mantenimento della cave si salvaguardia il lavoro: nuova occupazione la si avrebbe davvero, e in quantità ingenti, se il soggetto pubblico, proprietario della cave, imponesse la lavorazione in loco dei blocchi di marmo, come clausola sine-qua-non per l’ottenimento dei diritti di estrazione». «I veri difensori del marmo di Carrara - gli fa eco Franca Beverotti, del Consiglio nazionale di Italia Nostra - siamo noi: non ci opponiamo alla sua estrazione per fini artistici o di edilizia qualificata. Questi scopi rappresentano però appena il 20% del totale estratto: il restante 80%, frantumato, va ad alimentare invece l’industria del carbonato di calcio. O la Toscana ritirerà il testo del nuovo piano paesaggistico - tuona - o lo impugneremo fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

Gabriele Firmani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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