Il Tirreno

Settore lapideo bloccato dalla serrata

Settore lapideo bloccato dalla serrata

La rivendicazione di Assindustria e C. contro il Piano paesaggistico, vana richiesta di slittamento del consiglio regionale

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CARRARA. Giornata di passione ieri per il mondo imprenditoriale del marmo. Riunione delle associazioni locali a Marina e poi una affollata assemblea a Pietrasanta assieme al settore lapideo versiliese. Un grande fronte del no, contro il Piano paesaggistico che sta per essere varato dalla Regione (fra oggi e domani in consiglio regionale). Non piace l’impostazione generale che secondo gli industriali pone le cave come antitetiche al paesaggio, e timori sulle clausole di salvaguardia.

Cave totalmente ferme ieri, per il blocco delle attività deciso dal mondo imprenditoriale del marmo, per protestare contro il Piano Paesaggistico delle Apuane, passato dalla commissione regionale e in procinto di andare al voto del consiglio toscano. Ieri di prima mattina solo sette camion sono passati dalle pese a Miseglia bassa:due di blocchi provenienti dal bacino di Torano e 5 di scaglie di cui 3 che scendevano da Torano e due da Gioia. In mattinata anche un summit a Marina: il sindaco Zubbani, il vicesindaco Vannucci con il dirigente Tonelli, i rappresentanti di Assindustria, Confartigianato, Cna, Lega cooperative, Confapi. Un incontro preopedeutico in vista della successiva riunione al Cosmave di Pietrasanta. La richiesta di slittamenrto del consiglio regionale, di almeno una settimana, anche garantendo in cambio la sospensione della serrata, non ha avuto riscontri positivi da Firenze.

Ieri mattina sono partiti dal piazzale presso l’Esselunga di Turigliano, alcuni pullman con circa duecento lavoratori del marmo, e anche autotrasportatori, alla volta di Pietrasanta. Insomma, le associazioni hanno ormai affilato i coltelli. «Non c’è stata data possibilità di confronto sul Piano paesaggistico – ha commentato ieri mattina Gianfranco Oligeri segretario provinciale della Confartigianato, – e intendiamo capire bene anche come saranno le norme di salvaguardia». Da Assindustria i commenti erano questi: «Prima di fare disastri, è necessaria una riflessione attenta, occorre ragionare».

Sabato scorso Assindustria aveva appeso uno striscione al viadotto sul viale XX Settembre in località San Ceccardo, poi “sparito”. E diverse aziende del comprensorio hanno affisso sulle proprie sedi striscioni analoghi. Il sindaco Zubbani ritiene che la forma di protesta adottata dagli imprenditori, sia «sproporzionata. Ma se è per ribadire l’importanza delle cave...». Nella riunione di ieri mattina, svoltasi a Marina, il sindaco ha voluto «capire se da parte imprenditoriale ci sia solo ostruzionismo al Piano paesaggistico. Loro ci hanno detto che l’obiettivo non è quello di ostacolare il Piano a prescindere, ma di avere un testo su cui ragionare, ecco perché l’idea di chiedere uno slittamento del consiglio regionale. Noi come Comune abbiamo ribadito di non non essere preoccupati della fase transitoria, la nostra è una posizione di sostegno al lavoro regionale, dove attraverso gli incontri con i sindaci e gli emendamenti proposti, si sono fatti passi avanti. Da questo Piano paesaggistico non rileviamo particolari insidie».

Ieri e oggi, con le cave ferme, niente lavoro neanche per gli autotrasportatori del marmo: Cesare Pilli presidente di Confartigianato trasporti, commenta: «Siamo solidali con gli industriali del marmo, va bene un piano paesaggistico, ma c’è il timore che il lavoro venga ridotto». L’alzata di scudi di Assindustria a C., ha prodotto il classico effetto-cascata, diffondendo timori su tutto il sistema, compreso quello dei camionisti.

«I dipendenti delle aziende del marmo, se non altro verranno ugualmente retribuiti nonostante la serrata – ha detto Pilli - ma noi invece ci perdiamo. Una giornata di mancato lavoro ci costa circa 800 euro considerando una media di quattro viaggi al giorno».

Cinzia Carpita

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