Il Tirreno

Rissa per la cubista, due condanne

Rissa per la cubista, due condanne

La scazzottata aveva visto gli spezzini da una parte e i massesi dall’altra

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Tutto per un apprezzamento di cattivo gusto nei confronti di una ragazza che ballava sul cubo. Sentito l’insulto il cugino ha preso le difese della giovane e da lì si è scatenata una rissa che ha coinvolto una sessantina di persone (età media vent’anni). Due di queste sono finite all’ospedale (gamba rotta e taglio al volto), due sono state identificate e denunciate. Gli altri che avevano scatenato il putiferio all’Acqua, locale di Marina, invece si sono volatilizzati. Era il 2010. Da qui l’indagine dei carabinieri e il rinvio a giudizio di quattro giovani: i fratelli Thomas e Santo R., Alessandro V. e Mirko A.. I fratelli sono stati assolti, Thomas è quello che si è rotto la gamba mentre Santo, come è emerso dalla ricostruzione dei fatti, si è limitato a difenderlo. Ammenda di duecento euro per gli altri due. Ma a rischiare di essere indagati per falsa testimonianza sono stati alcuni amici degli imputati che per cercare di confermare le tesi difensive si sono letteralmente arrampicati sugli specchi contraddicendosi più volte. Tanto che il giudice Fabrizio Garofalo prima di leggere la sentenza ha precisato che aveva voluto stendere un velo pietoso su quelle deposizioni alquanto anomale.

Dal dibattimento è emerso che la scazzottata aveva anche un risvolto campanilistico. A fare gli apprezzamenti sulla ragazza che stava ballando sul cubo era stato un componente di una comitiva che era arrivata in riviera da La Spezia. La provenienza geografica e la gravità dell’insulto si sono sommate scatenando l’inferno, prima sulla pista da ballo e poi anche nel parcheggio dopo che i buttafuori erano riusciti a portare la calma nel locale. Uno dei feriti era una maschera di sangue a causa di una bottigliata in testa, mentre il giovane che si è rotto la gamba ha rischiato di venire travolto nella calca. Insomma, alla fine si può anche dire che è andata bene. Erano dovuti intervenire sia la polizia sia i carabinieri quella sera dell’estate 2010. La maggior parte di chi aveva partecipato al parapiglia però era riuscito a dileguarsi. Uno degli imputati non è stato capace neppure a riconoscere chi lo aveva colpito. Insomma, l’indagine non è stata semplice.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa