Il Tirreno

Il mondo delle cave a Pietrasanta per dire no al piano paesaggistico

Il mondo delle cave a Pietrasanta per dire no al piano paesaggistico

La prima giornata della serrata delle aziende del marmo contro le scelte della Regione Toscana ha vissuto il momento clou nella Piccola Atene dove centinaia di imprenditori e cavatori hanno ribadito al segretario regionale del Pd le loro richieste

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La prima delle due giornate di serrata delle aziende del marmo contro il piano paeaggistico della Regione ha avuto come baricentro Pietrasanta dove il segretario regionale del Pd Dario Parrini e i sindaci versiliesi hanno incontrato imprenditori e cavatori. Centinaia i lavoratori provenienti da tutta la Versilia e dalla provincia apuana che hanno ribadito la richiesta di modificare il piano regionale per il governo delle cave. La risposta è stata che il consiglio regionale convocato per martedì e mercoledì con all'ordine del giorno l'adozione del piano non slitterà.

Continua nel frattempo la mobilitazione nel tentativo di modificare nei prossimi due mesi - con le osservazioni - il piano prima dell'approvazione.

I due giorni di serrata coinvolgono tutte le cave di marmo del distretto apuo-versiliese (Carrara, Massa, Versilia e Garfagnana. Contro il piano paesaggistico che limita l'apertura di nuove cave e pone paletti di tutela ambientale al ripristino di quelle vecchie, le imprese si battono cercando di conquistare consenso anche attraverso campagne pubblicitarie e pagine intere acquistate sui giornali, sulle quali hanno pubblicato l'invito a non approvare quel piano: insieme all’appello, c’era una foto emblematica, quella di un particolare del David di Michelangelo. «Siamo convinti - hanno scritto gli industriali - che l'identità paesaggistica del nostro territorio sia rappresentato dalle stesse cave di marmo senza le quali le Apuane sarebbero montagne come le altre e non lo scenario esclusivo di oggi, culla e risultato dell'agire umano» Cave chiuse, ma anche laboratori del marmo e segherie, in pratica il blocco completo delle attività legate al lapideo e tutto per rivendicare il «diritto delle cave di marmo ad essere paesaggio», come ha spiegato più volte in questi giorni il presidente di Confindustria apuana Giuseppe Baccioli.

La protesta interesserà formalmente circa 3.300 lavoratori di cave, segherie e laboratori al piano, oltre all’indotto, con la categoria dei camionisti in prima fila. Anche sul piano economico sarà una «serrata», hanno spiegato gli imprenditori, che non danneggerà i lavoratori: le giornate di blocco saranno loro comunque pagate. Troppi i paletti posti dalla nuova norma in via di approvazione per gli imprenditori del marmo e troppe le incertezze soprattutto sulla fine che faranno le concessioni in scadenza. Il piano, però, è già stato licenziato dalla commissione regionale «territorio ed ambiente», non senza rendere scontenti sia industriali che ambientalisti, tanto che Legambiente Lunigiana ha organizzato un viaggio a Firenze il prossimo 1 luglio per consegnare al consiglio regionale le quasi 100 mila firme raccolte in petizione «contro la distruzione delle Alpi Apuane».

 

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