Il Tirreno

Macchie bianche, liquami e gamberi killer

di Melania Carnevali

Allarme inquinamento al canale Bozzone: impossibile le analisi a monte per le tombature

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MASSA. Una sostanza biancastra appare nel canale Bozzone, tra Ricortola e la Partaccia, e subito è allarme inquinamento. A destare preoccupazione è il fatto che a monte del canale, che confluisce nel Calatella - che a sua volta confluisce nel Lavello, che sfocia a mare - siano situate diverse imprese che lavorano il marmo. Il rischio quindi è che possano essere residui della lavorazione altamente inquinanti scaricati direttamente nelle acque. A lanciare l’allarme è il consigliere comunale di Forza Italia, Stefano Benedetti, nonché residente della zona, che allertato da alcuni abitanti, ha inviato un esposto agli organi competenti. Oltre al rischio inquinamento, il consigliere segnala quello di dissesto idrogeologico, per la presenza di liquami e gamberi killer. Mancando un’adeguata manutenzione - questo il punto - il rischio esondazione aumenta. Ma andiamo con ordine. Da qualche mese, stando alla ricostruzione degli abitanti, è apparsa la sostanza biancastra. Immediatamente è stata allertata l’Arpat che è intervenuta la settimana scorsa. Due i sopralluoghi dei funzionari: il primo è stato effettuato la sera dell’11 giugno, ripetuto la mattina seguente per la scarsa visibilità. Ma la mattina i tecnici non hanno trovato nulla: «Abbiamo trovato acque stagnanti - fa sapere la responsabile Arpat per la Provincia di Massa- Carrara, Gigliola Ciacchini - ma della sostanza biancastra non c’era traccia. Abbiamo fatto le analisi del caso e rilevato solo la presenza di residui di polistirolo. Non è stato possibile fare il campionamento invece a monte, perché il canale è tombato. Quindi non è stato possibile capire se ci possano essere fonti di inquinamento per quelle acque». Tuttavia le macchie bianche continuano ad apparire e la preoccupazione tra gli abitanti rimane alta. Dall’Arpat fanno sapere che è stata inviata una richiesta all’ufficio ambiente del Comune per capire che tipo di attività ci siano a monte del canale e se queste, quindi, possano aver sversato del materiale inquinante nelle acque. Ma non è finita qui. Lungo il canale sono stati trovati anche liquami. Gli abitanti parlano di più di un metro di melma scaricata abusivamente nelle acque: «Apparentemente può sembrare fango - spiega Benedetti - ma se si infila un bastone e si estrae si sente perfettamente l’odore. Questo significa che c’è qualche abitazione che, non avendo il pozzo nero, scarica direttamente in acqua». Non è un caso, quindi, che le acque del Lavello siano perennemente fuori dagli standard di qualità. «L’Arpat - continua Benedetti - ha emesso 19 multe nei confronti di Gaia che gestisce il depuratore. Il più delle volte per superamento di ammoniaca e azoto e una volta anche per il superamento di solidi». In ballo tuttavia non c’è solo l’inquinamento. Con i liquami, infatti, il livello delle acque si è alzato aumentando il rischio di esondazione. Cosa che effettivamente è accaduta nelle ultime alluvioni. A peggiorare il quadro la presenza di gamberi killer: gamberi rossi non autoctoni importati nel lago di Massaciuccoli dalla Lousiana negli anni '90 e da allora diffusosi a macchia d’olio in tutta Italia. Sono gamberi che vivono fuori dalle acque, creano le loro tane sugli argini dei fiumi e dei canali, provocando piccole frane. «Mi sono arrivate numerose segnalazioni - incalza il consigliere -da parte degli abitanti. Bisogna intervenire con un’opera globale di manutenzione su questo canale. Lo studio c’è ed è stato fatto nel 2011 da diversi ingegneri fra cui Carlo Milani, quindi ora bisogna agire».

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