Sicurezza
Crollo di via Carriona il ruspista: c’era pericolo
MASSA. Dovevano essere lavori per rendere meno pericoloso il fiume in caso di alluvione, un intervento per dare più sicurezza alla città. Provocarono, invece, era il 2 novembre 2010, il crollo di una...
MASSA. Dovevano essere lavori per rendere meno pericoloso il fiume in caso di alluvione, un intervento per dare più sicurezza alla città. Provocarono, invece, era il 2 novembre 2010, il crollo di una palazzina di via Carriona, appollaiata sul Carrione a poca distanza dal ponte Baroncino. Una strage sfiorata: le famiglie che vivevano nella casa furono evacuate poco prima del cedimento (ma a rendersi conto che stava crollando tutto non furono le autorità bensì uno degli abitanti). Una ferita aperta per la città, da cui è scaturito un maxi processo che vede imputati per crollo colposo dipendenti e dirigenti del Comune, e responsabili delle ditte appaltatrici. Ieri mattina in tribunale a Massa c’è stata una nuova udienza di questo processo, udienza che ha visto protagonista il dipendente della ditta Coestra che manovrava la ruspa che stava effettuando i lavori nel letto del Carrione, sotto la casa poi crollata. Un teste dell’accusa, chiamato a deporre dal pubblico ministero Alessandra Conforti. L’uomo ha raccontato di come avesse svolto il suo compito, che consisteva nel demolire la struttura in cemento armato, in gergo tecnico “bauletto”, che corre lungo la sponda del fiume e al cui interno si trovano le condotte fognarie. Gli avvocati della difesa lo hanno incalzato, chiedendogli se a un certo punto dell’intervento avesse sostituito la benna dell’escavatore con un il martello pneumatico e produce più vibrazioni). «Sì, su indicazione del geometra», è stata la sua risposta. L’escavatorista ha anche detto chiaro di non avere operato sotto la casa (di non avere cioè attaccato la parte del “bauletto” più vicina all’abitazione). Perchè, ha spiegato, «ci avrei rimesso io», ovvero, avrei rischiato di provocare un crollo e rimanerci sotto.
Sul banco degli imputati, a rispondere del reato di crollo colposo ci sono gli ingegneri Pietro Orsini (è difeso dai legali Tolini e Marzaduri) e Nicola Festa (dipendente comunale difeso dai legali Trabucci e Persiani), direttori dei lavori dei lavori di risagomazione dell'alveo del torrente Carrione nel centro storico (lotto Valle). Il dirigente dell'ufficio Opere pubblico del Comune e responsabile unico del procedimento, ingegner Sergio Alteri (difeso dagli avvocati Luca Pietrini e Angelo Tubolino). E ancora, il direttore dei lavori della ditta Coestra, aggiudicataria dell'appalto per la risistemazione dell'alveo del Carrione, Gianluca Dei. E Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc Generale Engineering, incaricata di eseguire lavori di bonifica bellica nel fiume. L’udienza, segnata anche dall’assenza di alcuni altri testimoni, è stata aggiornata al 26 settembre.
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