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Lalli a processo: «Si teneva i soldi dei risarcimenti»

 Lalli a processo: «Si teneva i soldi dei risarcimenti»

Vertenza Poste, il legale imputato per appropriazione indebita La difesa: nessun illecito quelle somme erano la sua parcella

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CARRARA. Toghe contro toghe in tribunale a Massa dove è iniziato il processo contro Claudio Lalli, uno dei più noti avvocati della città, per appropriazione indebita. Lalli è accusato di avere intascato – o meglio trattenuto – in modo indebito una parte dei risarcimenti ottenuti, grazie alla sua assistenza legale, da numerosi clienti. La vicenda risale a 7 anni fa ed è legata a una serie di cause di lavoro intentate da lavoratori precari delle Poste Italiane in Sardegna e in Campania. Questi dipendenti, assunti a tempo determinato e poi lasciati a casa, si erano rivolti ai sindacati per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato. I sindacati affidarono a Lalli la vertenza davanti al giudice del lavoro e l’avvocato carrarese ottenne vittoria su tutti i fronti: in primo e secondo grado il tribunale sentenziò che quei lavoratori dovevano essere assunti a tempo indeterminato e ordinò che il datore di lavoro pagasse loro a titolo di risarcimento, le somme corrispondenti agli stipendi non percepiti nel periodo di tempo tra quando cessarono il servizio e quando furono ri-assunti. Partirono così le esecuzioni mobiliari per imporre alle Poste il pagamento di quelle somme. Gli importi furono versati direttamente sul conto corrente dell’avvocato Lalli (una prassi frequente), che poi li girò ai suoi clienti. Decurtati, però, delle parcelle (o, comunque di quello che Lalli riteneva dovesse essere il suo onorario). Chi aveva avuto un risarcimento di 3mila euro, ad esempio, venne “pagato” con qualcosa meno di 30mila euro. Ebbene, secondo l’accusa, l’illecito sta proprio qui: Lalli avrebbe trattenuto arbitrariamente quelle cifre e, in modo altrettato arbitrario avrebbe deciso di tenere per sè una parte del risarcimento.

Nell’udienza di ieri sono sfilati diversi testimoni: per prima una dipendente delle Poste di S. Maria Capua a Vetere (Caserta) che ha raccontato di avere ricevuto 19mila euro come risarcimento e soltanto successivamente di avere appreso dal sindacato che il totale versatogli era di circa 28mila (e che, dunque, l’avvocato si era tenuto circa 9mila euro). Altri testimoni hanno riferito storie simili e hanno lamentato di avere avuto difficoltà a contattare lo studio Lalli per avere chiarimenti e per ottenere la parcella. Ma hanno anche ammesso di avere ottenuto l’assunzione un risarcimento. In tutto, la cifra di cui l’avvocato si sarebbe appropriato in mood indebito è di 35-40mila euro. Secondo la difesa, rappresentata dagli avvocati Claudia Volpi e Andrea Corradino, il comportamento di Lalli sarebbe stato perfettamente corretto: quelle somme, corrsipondenti all’onorario per il suo lavoro, erano “dovute”. Il giudice Fabrizio Garofalo ha aggiornato l’udienza al 17 luglio. (c.f.)

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