Gioco
«Addio principe», si è spento l’avvocato Paolo Barsotti
Aveva 70 anni. Era gravemente malato da qualche mese Lascia la moglie Lea e le amate figlie. Alle 16 il funerale
CARRARA. Lutto nel mondo forense apuano: ieri mattina è deceduto l’avvocato Paolo Barsotti, esperto e storico legale carrarese. Aveva 70 anni ed era malato da qualche mese. Le sue condizioni sembravano essere migliorate, ma nelle ultime settimane si era aggravato improvvisamente. Era sposato con Lea da decenni, lascia quattro figlie (Giovanna, Paola, Laura e Silvia) e tre nipoti (Filippo, Marialuisa e Paolo). Le figlie Laura e Giovanna hanno seguito le sue orme. Le esequie si terranno oggi pomeriggio nella chiesa della Sacra Famiglia a Marina di Carrara, poi la salma sarà cremata.
Barsotti era un avvocato vecchio stampo, uno di quelli che quando iniziava le arringhe ti rapiva con le sue parole. Del resto l’esperienza era quarantennale (a dicembre era già stata fissata la cerimonia di consegna della medaglia al merito professionale dell’ordine degli avvocati), e si vedeva dal piglio con cui difendeva i suoi clienti. Mai una parola fuori posto Barsotti, mai un’alzata di voce. Al massimo si metteva la pipa in bocca per calmarsi. Per questo era uno con cui anche i sostituti procuratori amavano controbbattere. In punta di fioretto.
Aveva iniziato giovanissimo a Fano, sotto la guida del suo maestro Enzo Capalozza, presto divenuto membro della corte costituzionale. Barsotti lo aveva sostituito, prendendosi sulle spalle lo studio. A metà degli anni Ottanta si è trasferito a Carrara con la famiglia, dove ha proseguito la propria brillante attività divenendo presto un vero principe del foro. Memorabili le sue arringhe, mai limitate alla difesa tecnica, ma sempre arricchite dal suo vastissimo patrimonio culturale. «Era un piacere sentirlo parlare», ha raccontato ieri quasi in lacrime un giovane collega che con lui ha diviso un paio di procedimenti. «Mi ha aiutato quando ero in difficoltà, spiegandomi quale era la strada che dovevamo seguire. Ed è grazie a lui se poi il cliente è stato assolto», ha aggiunto.
Ma ieri è stato un susseguirsi di ricordi in tribunale. Il manifesto attaccato davanti ai vetri della porta di ingresso ha dato la notizia anche ai pochi che non la sapevano e presto si sono creati dei capannelli di avvocati tra un’udienza e l’altra.
Gli ultimi giorni di vita sono stati davvero difficili, ma dal racconto che i familiari hanno fatto agli amici si capisce che Paolo li ha affrontati con dignità e soprattutto con una forza d’animo davvero incredibile, senza mai demoralizzarsi e pensando sempre al futuro. È riuscito perfino a lasciare le sue ultime riflessioni ai suoi cari mentre si stava spegnendo lentamente.
Lo studio adesso è nelle mani delle figlie Giovanna e Laura che hanno seguito le sue orme e di Francesco, figlio del fratello. Loro avranno il compito di proseguire la tradizione forense, con lo stesso spirito e cercando di fare tesoro degli insegnamenti dell’adorato padre e zio.
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