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De Angeli torna in libertà e chiede il patteggiamento

De Angeli torna in libertà e chiede il patteggiamento

La commercialista è accusata di aver truffato un centinaio di contribuenti Il pm l’ha interrogata poche settimane fa e si appresta a chiudere l’indagine

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MASSA. La commercialista Mariannina De Angeli, arrestata sette mesi fa dalla guardia di finanza, è tornata in libertà dopo un lungo periodo passato ai domiciliari. Ma la vera novità è che la professionista è intenzionata a chiedere al pubblico ministero Vito Bertoni un patteggiamento della pena. Se il sostituto procuratore non si opporrà, entro l'autunno si andrà davanti al gup Alessandro Trinci e si chiuderà la vicenda senza affrontare il dibattimento. Soluzione vantaggiosa per l'indagata, con uno sconto di un terzo della pena, ma non per i clienti truffati che chiedono giustizia e soprattutto i loro soldi indietro.

Ci sono voluti più di due anni di indagini e quasi cento denunce per arrivare a questo punto. Ma l’epilogo sembra vicino. Questione di mesi. Almeno per quanto riguarda la parte penale, le richieste di risarcimento invece viaggeranno su un altro binario.

La commercialista massese De Angeli era stata arrestata dagli uomini della guardia di finanza a ottobre con l'accusa di truffa, appropriazione indebita e falso. Alla donna erano stati concessi gli arresti domiciliari. Custodia cautelare che è stata cancellata dall’ultimo interrogatorio che la professionista ha sostenuto davanti a Bertoni. È stata più collaborativa delle altre volte e così, ancor prima di terminare gli accertamenti sulle rivelazioni che ha fatto è stata rimessa in libertà. E probabilmente otterrà anche il patteggiamento. Secondo il pm, De Angeli si sarebbe intascata cospicue somme di denaro che i clienti le affidavano per il pagamento di cartelle esattoriali e imposte varie. In sostanza: i clienti, anche in virtù del rapporto di fiducia instaurato con la consulente davano (è la tesi dell'accusa) alla De Angeli l'incarico di fare pagamenti per loro conto. Lei mostrava copie contraffatte di moduli F24 e F23 che attestavano l'avvenuto versamento delle cifre richieste dal fisco, mentre in realtà i soldi restavano nelle sue tasche.

Quasi un centinaio le persone che si ritengono truffate a vario titolo della donna e che hanno sporto denuncia, chi sostenendo di avere "perso" 50mila euro, chi 20mila, chi somme più basse. Contro di lei si formò anche un comitato di "vittime", secondo il quale il totale dei soldi "spariti" sarebbe di oltre 2 milioni. La procura, però, le contesta l'appropriasione indebita soltanto di 132mila euro. Gli inquirenti infatti non contano le sanzioni che i clienti hanno dovuto pagare perché ritenuti morosi. Certo il risarcimento, se mai ci sarà, richiederà un lungo iter in sede civile. Ed era quello che quelli del comitato non volevano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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