Finanza
«Aumenti per i concessionari e qualche lusso garantito»
MASSA. Giovanni Rutili, assessore alle finanze, li definisce «i nostri lussi». I servizi a domanda individuale, per cui «la qualità è alta e i costi sono i più bassi della Toscana». Si riferisce,...
MASSA. Giovanni Rutili, assessore alle finanze, li definisce «i nostri lussi». I servizi a domanda individuale, per cui «la qualità è alta e i costi sono i più bassi della Toscana».
Si riferisce, in primis, alle rette degli asili e alle tariffe per il servizio mensa che - garantisce la giunta - non saranno toccate. Mamme e papà pagheranno esattamente quanto lo scorso anno. Neanche un centesimo in più: «Abbiamo “salvato” quei settori - Rutili rafforza il concetto - e tentato di recuperare in altri, in cui presumiamo che un nostro intervento faccia meno male». Del resto far tornare i conti è davvero dura: rispetto al 2012 la voce trasferimenti statali segna un bel meno 7 milioni (e visto che c’è la Tasi, Roma non coprirà il gettito mancato dell’Imu prima casa). Ecco, quindi, la giunta mettere le mani in tasca ai concessionari, di cave e stabilimenti balneari.
La tassa marmi subisce il secondo aumento consecutivo in due anni: + 10% nel 2013, +15% nel 2014. In cifre, si tratta di un incremento di 150mila euro su un gettito di circa 1,5 milioni.
Pagheranno di più anche i concessionari di stabilimenti balneari. Palazzo civico non ha competenze sui canoni, gestiti e incassati dal demanio, può agire su un’unica voce: le spese di istruttoria. Vale a dire quelle che i balneari devono sostenere quando inoltrano una pratica al Comune: dal riempimento di una piscina con l’acqua di mare, al rinnovo della concessione. Importi anche quadruplicati e aumenti che, in alcuni casi, raggiungono il 280%. Un’operazione che, nelle previsioni, quest’anno dovrebbe portare 200mila euro nelle casse di via Porta Fabbrica. Se hai uno stabilimento con i fiocchi - per tornare all’esempio della piscina - e in vasca vuoi acqua salata, devi pagare perché - questa la motivazione - il mare è di tutti. L’anno scorso dovevi sfilarti dal portafoglio 260 euro, adesso ne servono 800. Se decidi che a gestire l’intero bagno da solo non ce la fai e proponi ad un socio di prendere in mano il bar o il ristorante, ti tocca fare una serie di pratiche per quello che, in termini tecnici, è definito sub-ingresso. E paghi. Fino al 2013 bastavano 260 euro, adesso il Comune ne chiede il quadruplo: mille tondi toni. Insomma, qualche soldo il Comune lo recupera. Ma è nulla rispetto al taglio ai trasferimenti romani.
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