Sicurezza
Cermec, 1,6 milioni per un’area da bonificare
L’acquisto del terreno dall’ex Imeris doveva servire per risparmiare l’affitto Interrogazione di Staccioli in Regione : «Si tratta di uno spreco di denaro»
MASSA. L’acquisto di parte dell’area Imerys (ex Granital), effettuato dal Cermec nel 2012, per una spesa di 1,65 milioni di euro, in cui avrebbero dovuto essere trasferite le lavorazioni di carta e cartone, plastica/multimateriale e verde dell’azienda, finisce in Regione.
Il problema è che tale trasferimento non c’è stato e quelle lavorazioni continuano ad essere svolte su un piazzale di circa 13.500 metri quadrati appartenente alla Fin.Lor, finanziaria della famiglia massese Lorieri, a cui il Cermec paga un affitto da 300mila euro l’anno. La consigliera regionale di Fratelli d’Italia Marina Staccioli, sulla base di quanto scritto da questo quotidiano lo scorso 28 maggio in merito alla vicenda, a cui peraltro non è seguito alcun commento da parte del mondo politico locale, ha infatti presentato una interrogazione a risposta scritta che ripercorre i molti guai in cui versa ancora oggi l’impianto pubblico per il trattamento dei rifiuti di Massa-Carrara. Nella premessa alla sua interpellanza, datata lo scorso 10 giugno, la Staccioli ricorda infatti il «buco nei bilanci da 24 milioni», che «ha costretto l’azienda al concordato preventivo», l’inchiesta della procura, che ha visto rinviate a giudizio per reati vari, «tra cui truffa e associazione per delinquere», 17 persone” e la causa civile da 5 milioni di euro «ancora aperta al tribunale di Genova».
Ma al centro dell’interrogazione c’è l’acquisto di parte dell’area Imerys, il cui scopo per Cermec doveva essere quello di risparmiare, sciogliendo l’affitto con Fin.Lor e trasferendovi le raccolte differenziate. Quest’area però, inclusa nel Sito di bonifica di interesse regionale (Sir), è al momento inutilizzabile, perché deve essere sottoposta a bonifica di suoli e falda.
La Staccioli scrive infatti che «nel sottosuolo sono stati rinvenuti 5mila metri cubi di rifiuti interrati, in parte già rimossi» e che «anche le acque di falda risultano contaminate da ferro, manganese, benzene, benzoapirene, dicloroetilene, dicloroetano, dicloropropano, tricloroetano, tricloropropano, policlorobifenili e ammoniaca, presenti in concentrazioni ben al di sopra del limite consentito». L’esponente di FdI spiega che la conseguenza di tutto ciò è che ad oggi, dopo aver speso quasi due milioni di soldi pubblici per l’acquisto di un terreno inutilizzabile, il Cermec continua a pagare i 300mila euro di affitto annuale alla Fin.Lor. Nell’interrogazione viene anche precisato che “a sottoscrivere la nota di impegno per l’acquisto della porzione dell’area Imerys, l’11 giugno 2010, sono stati Angelo Zubbani e Roberto Pucci, sindaci di Carrara e di Massa, i due comuni azionisti di maggioranza del Cermec” (Carrara con il 48%, Massa con il 47%). «Il costo degli interventi ancora necessari per la rimozione dei rifiuti interrati -prosegue la Staccioli- è stimato in circa 700mila euro. Il trasferimento delle attività nella nuova area costerà altri 460mila euro. Per quanto riguarda la falda, la messa in sicurezza d’emergenza dovrebbe essere regolata dall’Accordo di programma per la bonifica sottoscritto dagli enti locali e dal ministero dell’ambiente a Roma il 14 marzo 2011, a cui la Regione contribuisce con 2 milioni di euro». Sulla base di questi dati la consigliera di opposizione chiede all’assessore competente «se la Regione è a conoscenza della grave situazione ambientale e come intende procedere affinché sottosuolo e falda siano sottoposti a bonifica»; e «se la Regione intende intervenire in merito alla doppia spesa di acquisto e affitto che comporta spreco di denaro pubblico». Sulla contaminazione persistente nella zona Imerys Granital, sempre lo scorso 10 giugno, è intervenuta anche l’Arpat, confermando la presenza di inquinanti nei terreni e nella falda, in una concentrazione tale da spingere il ministero dell’Ambiente a prescrivere all’Imerys, proprietaria dell’area, una serie di azioni urgenti ed interventi importanti (messa in sicurezza dei terreni e falda, presentazione di un progetto di bonifica di quest’ultima), rimasti inattuati a seguito della vittoria dell’azienda nel ricorso presentato al Tar di Firenze (sentenza depositata l’11 maggio 2010). L’Arpat assicura inoltre di aver ottemperato la richiesta del ministero dell’Ambiente, che le chiedeva di ricercare i parametri cloruro di vinile ed esaclorobutadiene su almeno un pozzo dell’area. «Nel febbraio 2008 -si legge nella nota dell’agenzia- il Dipartimento Arpat di Massa-Carrara ha regolarmente eseguito tali accertamenti, su tre pozzi al di là del minimo richiesto, oltre ad aver monitorato la situazione di un set più ampio di parametri, quali fitofarmaci, sostanze organiche volatili e metalli». Per i parametri cloruro di vinile ed esaclorobutadiene, peraltro, a differenza di altri, i valori ottenuti sarebbero risultati nella norma.
David Chiappuella
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