Il Tirreno

L’altolà di Confindustria: «Il Piano è contro le cave»

L’altolà di Confindustria: «Il Piano è contro le cave»

L’associazione si dice preoccupata per il provvedimento allo studio in Regione «Normativa stringente, è a rischio il futuro di 2mila aziende del settore lapideo»

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MASSA CARRARA. “Così si soffoca l’industria del marmo”. Contro il Piano paesaggistico della Regione, che introduce nuove limitazioni alle atttività di cava in Toscana, scende in campo Confindustria Toscana. Che si mette a fianco degli imprenditori del settore e e esprime «grande preoccupazione» per la proposta di Piano paesaggistico all'esame del Consiglio regionale, «che rischia di penalizzare uno dei principali settori produttivi della nostra regione».

Il provvedimento, secondo la Confindustria regionale, modifica in modo sostanziale e restrittivo il quadro, già complesso, che regola le attività estrattive in Toscana, in particolare nelle Apuane, «con la prospettiva di soffocarle nelle maglie di una normativa paralizzante, dai costi economici e sociali molto rilevanti. E tutto questo senza un adeguato confronto con il sistema economico e le organizzazioni di settore, un passaggio dovuto per un provvedimento che può mettere a repentaglio il futuro di 2mila aziende toscane del settore». E a proposito di numeri, Assindustria sottolinea che «il settore lapideo è fra i protagonisti del Made in Tuscany, con un volume di affari di 2 miliardi, di cui 700 milioni rappresentati dall'export, e 10mila posti di lavoro».

È dunque urgente e indispensabile – riportiamo sempre la posizione dell’associazione – che sia il governo regionale, sia il consiglio regionale aprano subito un confronto con le imprese. Un confronto «che parta da una discussione sulla sostenibilità e la compatibilità ambientale delle attività estrattive in Toscana, un tema sul quale le aziende hanno sempre dimostrato sensibilità e impegni concreti».

Gli imprenditori del lapideo confidano che il presidente Enrico Rossi «accolga favorevolmente questo nostro appello, affinché si assicuri un futuro alle aziende e ai lavoratori di un comparto che rischia di essere messo in ginocchio da un approccio ideologico e pregiudizialmente ostile alle attività produttive e allo sviluppo».

Ma se “confidano” in Rossi, gli industriali contestano l’assessore regionale all’Ambiente Anna Marson: «Esprimiamo un secco "no-comment" di fronte ad alcune recenti dichiarazioni dell’assessore che, riferendosi al settore lapideo ne avrebbe sminuito l'importanza, liquidandolo come un'economia in parte sommersa e con esportazione prevalente di materiali estratti senza più filiere di trasformazione locale, che non costituisce un vantaggio per nessuno. L'oggettività dei numeri - e un "saper fare" tramandato nei secoli -contraddicono queste gratuite affermazioni, tanto più gravi in questo momento di difficoltà economiche senza precedenti».

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