Sicurezza
Bambina “sballottata” tra Opa e Meyer
Ha problemi a cuore e trachea, costretta a viaggi in elicottero tra i due ospedali. Torna l’ipotesi di creare un centro unico
MASSA. Hanno abbandonato da tempo l’ascia di guerra, forse non l’hanno mai impugnata. Bruno Murzi, primario di cardiochirurgia all’Opa e Lorenzo Mirabile, primario di anestesia, rianimazione ed endoscopia al Meyer da anni ormai hanno detto addio al campanilismo e sposato la logica “l’unione fa la forza”: firmano, insieme, interventi che segnano la storia della letteratura medica. Murzi e Mirabile, Meyer e Opa, cuore e polmoni. A febbraio a Massa hanno riconsegnato alla vita il cuore malato di Viktoria: 4 mesi, un passaggio che non dovrebbe esserci tra i ventricoli, l’arteria polmonale che avvolge una trachea sottile come un capello.
La collaborazione c’è, ma ci sono anche quei 120 chilometri che separano l’Opa dal Meyer. E che - questo il problema vero - costringono troppo spesso i pazienti a trasferimenti in ambulanza, nei casi più gravi in elicottero. Trasferimenti delicati, complessi e rischiosi quando scattano in emergenza. Nei giorni scorsi salire e risalire in elicottero tocca ad una piccola paziente pisana: soltanto sei anni, un cuoricino che “fa le bizze” e - a complicare il suo quadro clinico - problemi respiratori.
È in cura dai medici dell’Opa che la operano 3 volte, ma la bimba ha bisogno anche di un endoscopista, anche la sua trachea - come spesso accade in queste patologie - necessita di cure, dell’abilità e competenza professionale di Lorenzo Mirabile. In una parola: del Meyer. Mamma e papà la portano a Firenze, là si sottopone appunto ad un’endoscopia, poi torna a casa. Qualche giorno e si sente male, la famiglia suppone che sia il cuore: è una corsa verso Massa. Ma all’Opa i medici si accorgono che un polmone è occluso. E scatta un nuovo viaggio in elicottero verso l’ospedale fiorentino. La bimba ce la fa, ma ha ancora bisogno di cuore cardiologiche. Destinazione: Opa. Un andirivieni che fa male a lei e all’equilibri psicofisico di chi le sta vicino ogni giorno. E - forse - alla sanità toscana.
Perché i trasferimenti - ammette Bruno Murzi - non sono certo un rapido viaggio in ascensore: «Capita che i pazienti vengano spostati da un ospedale all’altro anche se - sottolinea - raramente lo spostamento avviene in regime di urgenza». Il primario non si sbilancia, lui la sua soluzione l’ha già proposta qualche mese fa. La Regione quest’ inverno ha rassicurato la Fondazione Monasterio (che gestisce l’Opa): la cardiochirurgia rimane in terra apuana e conta (o conterà) su finanziamenti importanti e progetti con il Sant’Anna.
Di fronte a quelle rassicurazioni Murzi alza il tiro e propone un grande centro di cardiochirurgia toracica in quel di Massa. Murzi e Mirabile insieme, «un polo unico in Italia - ribadisce oggi - uno dei pochi in Europa. Sarebbe davvero un’eccellenza, una meravigliosa esperienza anche professionale. Poi - aggiunge però - non sono io a dover decidere. Io sono - così si definisce - un esecutore».
Del resto della sua proposta, dell’idea di portare all’ombra delle apuane l’equipe fiorentina di endoscopia non se ne sa più nulla. Tutto fermo.
Tranne gli elicotteri, quelli continuano ad alzarsi in volo e a trasferire i piccoli pazienti dall’Opa al Meyer e viceversa. Divisioni che sopravvivono anche all’eccellenza.
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