Proteste
Società chiede 5 milioni al Comune
AULLA. Più di 5 milioni di euro. Una cifra enorme, ma è quanto vuole dal Comune di Aulla la società a responsabilità limitata "Aullallà 2005" di Torino, che doveva realizzare in località Sprini,...
AULLA. Più di 5 milioni di euro. Una cifra enorme, ma è quanto vuole dal Comune di Aulla la società a responsabilità limitata "Aullallà 2005" di Torino, che doveva realizzare in località Sprini, poche centinaia di metri prima del centro scolastico sportivo di Quercia, un insediamento residenziale a carattere turistico e ricettivo.
Si tratta di una delle eredità che si trova a dovere affrontare la nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Silvia Magnani, visto che tutto ha origine negli anni a cavallo fra il 2004 e il 2005, quando era sindaco Roberto Simoncini, poi sfiduciato dal consiglio comunale aullese il 23 ottobre scorso.
Una eredità che ha condotto ad una querelle legale fra il Comune di Aulla e la s.r.l.: infatti, la società torinese, a seguito della mancata realizzazione del piano di lottizzazione, aveva presentato ricorso di fronte al Tar della Toscana, ma i giudici amministrativi davano ragione al Comune di Aulla. Ora, però, la "Aullallà 2005", che non si è data per vinta, ha deciso di ricorrere in appello di fronte al Consiglio di Stato, costringendo il Comune di Aulla a costituirsi in giudizio per fare valere le proprie ragioni.
D'altronde, commenta qualcuno, è sempre meglio sborsare 5mila euro di spese legali per non essere poi obbligati a tirarne fuori più di 5 milioni per una querelle che, a quanto pare, si originerebbe dal fatto che l'area sulla quale doveva sorgere l'insediamento non era stata dichiarata edificabile. Ecco alcuni dettagli sul piano di lottizzazione non realizzato: si trattava di un villaggio residenziale e complesso turistico ricettivo per un totale di circa 11mila e 500 mq, distribuiti in un parco di circa 45mila mq. Il tipo di intervento prevedeva la realizzazione di villette di elevato tenore architettonico, ispirate alla concezione del borgo e, sulla carta, perfettamente inserite nel paesaggio, vivacizzate dalle esistenti e vicine strutture sportive, alle quali si doveva collegare l'ulteriore realizzazione di una area satellite a vocazione turisticoalberghiera. Il "Villaggioverde", così doveva chiamarsi l'insediamento, doveva essere composto da villette unifamiliari su due o tre piani di diverse tipologie, tutte con esposizione a sudovest e dotate di giardino privato, locale cantina e autorimessa.
Gianluca Uberti
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