Il dolore
Mirteto, «lavori sbagliati e costi gonfiati»
In aula i periti dell’accusa: fatturate opere mai eseguite e materiali non acquistati, dai voli dell’elicotteri all’acciaio
MASSA. I termini - e gli argomenti - sono per addetti ai lavori, ma il nocciolo della perizia tecnica dell’ingegnere Paolo Rabitti e del geologo Gian Paolo Sommaruga è di immediata comprensione: i lavori in via Montalbano, a Mirteto, non solo non stati fatti correttamente, ma sono stati pure sovrafatturati. Garantendo alla ditta Fratelli Rebecchi che li ha eseguiti «una cifra superiore ai 100mila euro per interventi mai eseguiti». Il Comune avrebbe quindi pagato l’impresa incaricata per lavori non fatti, per materiale non fornito, per elicotteri che non si sono mai sollevati da terra. Posizione di parte, certo, perché ingegnere e geologo sono periti nominati dal pubblico ministero Rossella Soffio, a loro la procura ha affidato il compito di far luce su cause e dinamica della frana del 31 ottobre 2010, che si è portata via, sotto una colata di fango, Aldo Manfredi, 45 anni. Quel versante, infatti - e su questo verte l’intero processo - aveva già fatto i conti con gli smottamenti: il 2 aprile del 2009 cede e i tecnici decidono di sgomberare le case sottostanti. Compresa quella della famiglia Manfredi. Partono i lavori, i residenti tornano poi nelle loro abitazioni e il 31 ottobre la tragedia.
Gli imputati. Adesso 6 persone devono rispondere di disastro e omicidio colposi. Si tratta di Carlo Mariani, geometra del Comune e direttore dei lavori nel 2009, Andrea Bontempi, responsabile del procedimento per la realizzazione dell’intervento di somma urgenza. E ancora: Giuseppe Rebecchi e Alessandro Migliorelli, legali rappresentanti della ditta Fratelli Rebecchi, a cui furono assegnati i lavori, Jacopo Baroni della Rb escavazioni che ha realizzato alcune opere in subappalto e Riccardo Barbieri, geologo, secondo il pubblico ministero incaricato dal Comune di stendere una perizia. Ma - questa la tesi dell’accusa - in ballo non ci sarebbe soltanto una scorretta esecuzione dei lavori, ma anche una serie di «false attestazioni e rendicontazioni» che avrebbero determinato appunto la liquidazione di un importo, a favore dell ditta esecutrice, superiore a quello reale. Ipotesi d’accusa questa che riguarda soltanto tre dei sei imputati (Mariani, Bontempi e Migliorelli). Ed è proprio su questo aspetto che ieri, in aula insistono i periti.
Due i punti a rischio. Non soltanto bolle e fatture, Sommaruga e Rabitti contestano anche la mancata individuazione, nel 2009, di un secondo fronte di frana: “errore” che avrebbe determinato lavori scorretti. Sullo smottamento più ampio sarebbe stata realizzata una palizzata con un gradone sottostante. E proprio quel gradone avrebbe appesantito il fronte non individuato, favorendone il cedimento nell’ottobre 2010.
Atti falsificati. Le opere sarebbero state realizzate, in parte, in zona non interessata dallo smottamento, «in assenza di progetti e relazioni tecniche» e - sempre secondo i periti - con una serie di atti falsificati. Con uno scopo: ricorrere alla somma urgenza ed evitare la gara d’appalto. Lo stesso verbale di somma urgenza per l’affidamento lavori riporterebbe una data falsa: «È datato 2 aprile 2009 - si legge nella relazione - ma cita l’ordinanza di sgombero (per l’inagibilità ndr) che risale al 3 aprile, giorno successivo... quindi non è possibile che sia stato redatto il 2. Pertanto - concludono Sommaruga e Rabitti - questa data è sicuramente falsa». Lo stesso atto farebbe riferimento ad una perizia di stima dei costi, definita dalla ditta assegnataria, che però non sarebbe mai stata stesa: «Non risulta agli atti».
Le sovrafatturazioni. Ma il grosso della relazione esposta ieri in aula verte sui costi. La conclusione è secca: «La nostra stima - si legge - ci permette di affermare che la direzione lavori ha riconosciuto all’impresa Rebecchi, e il Comune le ha liquidato, una cifra superiore ai 100mila euro per lavori non eseguiti». Dal computo metrico (documento calcolo costi) la ditta avrebbe dovuto avere da Palazzo civico circa 297mila euro, ne avrà 250mila, ma secondo Rabitti e Sommaruga ha svolto lavori per non più di 130mila euro. Avrebbe gonfiato i costi, a partire da quello del ferro per i pali: non ne avrebbe acquistato 54mila kg, come dichiarato, ma molto meno, “guadagnando” circa 48mila euro. Avrebbe chiesto il pagamento di 3 voli di elicottero pur avendone effettuato soltanto uno (con un aggravio di 10mila euro per le casse comunali). Oltre 7mila euro - per citare un’altra voce in perizia - sarebbero stati gonfiati con l’acquisto di tiranti. Sarebbero stati fatturati anche 7.200 euro - sostiene l’accusa - per ponteggi mai montati. Sovrafatturati per oltre 56mila euro i costi per il lavoro degli operai: 60mila euro chiesti al Comune, 3.900 quelli indicati - stando alla perizia - nella contabilità della ditta. Tesi queste che i periti e il pubblico ministero sostengono con forza, ma che - e qui sta la dialettica processuale - le difese respingono in toto.
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