Trasporti
«La ferita non è fuori ma è dentro le case»
Il sindaco di Casola Ballerini: «Una abitazione su tre è stata danneggiata» Ad oggi 89 famiglie delle 104 sfollate sono ancora senza un tetto
CASOLA. Non il visitatore di passaggio e neanche il turista. Solo chi attraversa le verande e varca gli usci lo vede, a un anno di distanza. Perché il terremoto rimasto impigliato nelle strade chiuse, nei segnali di cantiere e nel nastro biancorosso agli angoli delle case, è poca cosa. E' dentro le abitazioni che quello che il sisma ha scosso non è ancora tornato al suo posto. «Se Casola è cambiata? Certo che è cambiata, in peggio», dice il sindaco Riccardo Ballerini, dodici mesi dopo che la terra ha tremato e poche settimane dopo la rielezione a primo cittadino. «Da fuori non ti rendi conto di nulla o quasi - dice - Non c'è danno di immagine, non siamo il paese del terremoto per chi viene a godersi la natura e i paesi storici. E' solo quando entri nelle case che ti rendi conto». Degli sfollati, che erano 104 nuclei familiari all'indomani del sisma, fuori casa rimangono ancora in 89. Residenti veri, non seconde case. «E sono quasi tutte famiglie composte da una sola persona anziana - illustra il primo cittadino - che magari si trova a occupare una enorme casa padronale. Una quindicina li abbiamo fatti rientrare da poco. Poi in questi giorni firmeremo nuove ordinanze: inizia la stagione dei lavori e contiamo di riportarne a casa altri prima che torni l'inverno». Una casa su tre ha avuto danni, sul migliaio sparse nei piccoli borghi senza tempo. Numeri enormi. «Soprattutto in un territorio ampio e molto fragile e praticamente privo di economia - ricorda Ballerini - Non ci sono industrie, non c'è artigianato, non c'è nessun presidio che crei ricchezza. E' una debolezza che si aggiunge alla debolezza questa, che rende faticoso due volte uscire da questo contesto. Però dico che ne stiamo venendo fuori tutto sommato». Chiaro che quando poi si cerca uno sponsor per rimettere a posto il Museo del territorio dell'Alta Valle dell'Aulella, è difficile anche solo sperarci. Lì c'è tutto il patrimonio di una comunità. «Servono 250mila euro, e io quei soldi non ce li ho proprio - dice il sindaco - E anche se li avessi oggi li metterei per le persone, per le case. Però è un impegno che ci siamo dati, il museo è il simbolo che vogliamo riportare in vita per dire che dal dopo terremoto siamo usciti definitivamente. Ora arriveranno i 5 milioni da spartire con la Garfagnana e c'è chi ha già prenotato i lavori. La polemica con il prefetto Gabrielli? In quel momento mi ero sentito lasciato solo, oggi con il commissario e la Protezione civile c'è un rapporto proficuo». In questo contesto la scelta di un secondo mandato. «Chi me lo fa fare? Me lo hanno chiesto anche mia moglie e mia madre. Ma poi ti guardi negli occhi con il gruppo con cui lavori e la forza di andare avanti ti viene subito. E' amore per il territorio, e poi sono un servitore dello Stato da trent'anni e lo dico con orgoglio».
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